Una partita mai iniziata, un Calcio al triplice fischio

14 novembre 2013 di

Stadio Arechi, Salerno, Domenica 10 Novembre: Salernitana – Nocerina

Non c’è un punto preciso da cui cominciare a raccontarvi la mia non domenica, la mia non partita, i miei non-90 minuti sugli spalti, potrei parlarvi della mia incredulità per quella farsa in campo degna della miglior commedia pallonara anni ’90: mezz’ora di ritardo, si comincia, 3 cambi in meno di 3 minuti dall’inizio, vedere minuto dopo minuto, un calciatore dopo l’altro, cadere come i birilli e lasciare la propria squadra decimata, tanto da non poter continuare a giocare,  provocando il triplice fischio dell’arbitro. Partita sospesa. Partita finita. Partita mai iniziata.

Dicono siano stati i nocerini a bloccarli, minacciarli, perché gli era stata vietata la trasferta. Che contrappasso dantesco: chi di Tessera aderisce, di Tessera perisce. Pagheranno poi le loro colpe.

Io era già fuori dalle gradinate, vicino al bar, prima che cadesse l’ultimo birillo e calasse il sipario su tutto ciò. Guardavo i miei amici fissandoli incredulo e cercando di capire, se potessero smuovere qualche parola, e spiegarmi ciò che un senso non ha.
Ora fisso il vuoto di fronte a me, ho 22 anni, 10 di stadio e me li sento addosso come se ora avessi i capelli bianchi e qualche ruga.

Domenica la partita era alle 12 e mezza; le decisioni del Questore e il campionato spezzatino hanno trovato il loro punto d’intesa.

Badate bene lo spezzatino, non il succulento piatto, nel calcio è lo spezzettamento degli orari che porta i malati dello stadio a fare i salti mortali, mentre a rendere fruibile il calcio a coloro che rimangono a casa;  la mattina la santa messa, lo spacco della partita seduti a tavola, infine i pomeriggi a guardare i programmoni da domenica con le pantofole: Barbara D’urso e Domenica In. Che giornata bestiale.

salernitanaIn settimana ci si prepara alla partita, comprandosi il biglietto, con tanto di documento,  il sacro biglietto nominale, per poi vedere sul “passepartout” cartaceo di nuovo nome e data di nascita dell’acquirente, come se fosse un criminale da seguire e da non perdere di vista, per poi concludere il ciclo la domenica, prima di entrare nel settore preposto, con il tornello.
E si passa  in questo corridoio, con un preposto controllo dei documenti, che porta a questo “girello” metallico, come se fossimo bestie che vanno selezionate e poi mandate al macello. Sarebbe bello ritrovare questo stesso meraviglioso percorso di tecnologia e ferraglia davanti al Parlamento, immaginando che a Montecitorio, le leggi fossero applicate con la facilità con cui si daspa un tifoso: avremmo la certezza di essere governati da una classe dirigente, degna di questo nome, ma questa è un’altra storia.

Come summa delle restrizioni arriviamo poi al capitolo “Tessera del Tifoso”: anticostituzionale perché con l’utilizzo dell’Art. 9 della Legge Amato si nega la sottoscrizione a chi ha già scontato un daspo; tessera, non meno di due anni fa criticata dal garante della privacy per la mancanza di informazioni sull’utilizzo dei dati personali di chi la sottoscrive. Da qui ritorniamo alla farsa di ieri: la Lega della vecchia C in questa calda estate raccontava di come, grazie all’ausilio della tessera, ci potessero essere derby a porte aperte con le tifoserie avversarie, vedendo, infine, la partecipazione di famiglie e bambini.

A voi lascio il compito di scovare in questi stadi italiani, fatiscenti e semivuoti, tutti questi piccoli particolari che io ho difficoltà a trovare. Intanto mi basterebbe ritrovare un po’ di quel calcio di cui mi sono innamorato: aggregazione, stadi colmi e pieni di colori, tamburi, striscioni, bandiere, fumogeni e tifosi di casa e avversari.

Mi lascio prendere la mano da quella nostalgia di un calcio che non ho vissuto a pieno, ormai questo è al triplice fischio. Tutti a casa.

Gian Luca Sapere

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