Unisa e nuovi contratti: parla un’addetta alle pulizie

25 settembre 2016 di

 Trema tutta nella divisa da lavoro mentre parla con una piccola folla di studenti venuti a prendere dalle sue mani i volantini per l’assemblea a Piazza del Sapere di lunedì 26 settembre alle 15.30. “Ora ci arrestano per cospirazione, scherza, pure un po’ preoccupata, mentre riempie il secchio del carrello, perché quella donna, impettita dentro la divisa, è una delle tante addette alle pulizie colpite dai nuovi contratti dopo la vittoria della gara d’appalto a opera della Gioma Facility Management. Una vittoria controversa, spiega nel corso dell’intervista che ci ha concesso, dove non si trovano vincitori ma soltanto vinti.

 “Siamo delusi dai sindacati – spiega-, delusi da quello che è stato il rapporto che abbiamo avuto con loro: non sono stati chiari, non ci hanno spiegato niente, ci hanno costretto a firmare un contratto dove non avevamo nessun tipo di trasparenza, quindi è ovvio che adesso i colleghi, come tante altre persone, avvertano una sorta di disagio e scarsa fiducia in quello che i sindacati hanno rappresentato in questi ultimi due mesi.”. E la divisa nuova? Gliel’hanno concessa perché è una scocciatrice, afferma, per accontentarla. Dimostra un senso dell’umorismo fuori dal comune sebbene ricoperto d’amarezza e riesce insieme a ridere della propria condizione e a condannare chi sta costringendo lei e i suoi colleghi a tagli sempre più acuti, a un regime di vita inferiore. “Al momento ognuno di noi ha preso strade differenti, non c’è chiarezza, ci sentiamo abbandonati. C’è qualcuno, tra docenti e sindacati, che ci dice di non abbandonare, di farci sentire, ma sono solo chiacchiere, anche tra lavoratori, perché in questo momento c’è un problema serio di base dove le persone che non hanno una paga dignitosa, che non riescono a mettere il piatto a tavola, non hanno avuto nessuna risposta dagli organi competenti.”. Il dato allarmante è quello concreto, infatti è proprio la busta paga lo specchio della situazione: “Il problema è che mentre prima prendevamo uno stipendio che si aggirava intorno ai 620 euro a salire e che cambiava in base ai vari contratti perché non tutti sono sullo stesso livello, si riusciva comunque a sopravvivere, adesso ci ritroviamo nel mese di luglio con una busta paga di 351 euro. E qui siamo tutte donne: ci sono donne i cui mariti non lavorano, donne divorziate, ci sono vedove che hanno un fitto da pagare, che non navigano nell’oro. Il problema è qui e nonostante tutto continuiamo a venire a lavorare e a svolgere il nostro compito, anzi lavoriamo il doppio perché i metri quadri sono sempre gli stessi anche se da 22 ore lavorative ci siamo ritrovate a 15 il primo mese e a 17.30 il secondo. Ci hanno regalato qualche mezz’ora.”. Nell’assemblea pubblica del 9 settembre qualcuno sostenne che la Gioma fosse una società creata ad hoc per la vittoria dell’appalto ma questa voce non pare essere condivisa dai lavoratori: “Non possiamo stabilire quali sono i criteri per cui hanno detto queste cose, noi non abbiamo alcuna carta scritta per affermarlo, sono solo voci di corridoio”. Poche le richieste dei lavoratori, a cui però al momento nessuno ha dato ascolto “Vogliamo semplicemente quello che ci è stato tolto: perlomeno la vecchia paga oraria”.

 “Io non sono nessuno”, ci aveva detto in risposta al messaggio con cui l’abbiamo contattata per organizzare l’incontro, “sono solo un’operaia, non rappresento nessun sindacato e soprattutto non voglio strumentalizzazioni. Le sue non sono parole altisonanti, niente promesse d’interrogazioni parlamentari o di scioperi improvvisi, sono le parole di una donna che vive suo malgrado una situazione dentro cui si sente umiliata. Da fine giugno, data di stipula del contratto, sono passati quasi 3 mesi, 90 giorni in cui ci sono state soltanto promesse e pacche sulle spalle, ma finora nessuna proveniente da chi potrebbe, con un colpo di penna, risolvere l’intera questione. Lunedì sarà la volta buona? In assemblea interverrà chi di competenza? Oppure vedremo sempre delle sedie vuote?

Antonio Iannone, Tommaso Mauro

  • Angelo Orientale

    A dire il vero le interrogazioni parlamentari sono state presentate e per essere precisi sono due. La seconda è una integrazione della prima e ambedue sono state presentate dal senatore Peppe De Cristofaro del gruppo sinistra ecologia libertà -sinistra italiana . Ora sia attende la risposta scritta del ministero. Quindi non ci sono state promesse interrogazioni ma sono state fatte

  • Angelo Orientale

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