Unisa premia il merito: Fantozzi, è lei?

20 luglio 2017 di

Ancora una volta lo scrupoloso floricoltore del campus, nottetempo levàtosi dal sonno, permette agli studenti perduti in una deambulazione semi-onirica, di comprendere in quale insigne giorno è concesso loro di frequentare l’Ateneo salernitano. Una composizione floreale suggerisce infatti che sia il venti luglio duemiladiciassette, fausta ricorrenza in cui, secondo il vigente calendario tommasettiano, si festeggiano i maratoneti dell’intelletto riusciti nell’impresa di onorare nel tempo stabilito gli esami dell’anno accademico duemilaquindici-duemilasedici.

Dal terminal il trionfante segnale d’una fanfara accompagna un’orda di studenti per le selve e le stradine dell’Ateneo all’americana. Come in una veglia funebre, ma dove annichilito è soltanto il malcontento di qualche solito scansafatiche, una fiumana d’uomini, rigorosamente in abito da cerimonia, percorre centimetro per centimetro il sacro suolo universitario. Minuti, gli ostacoli: il solito perdigiorno in bermuda osa recarsi alla caffetteria “Ravello”, dalla quale è tuttavia immediatamente allontanato. Il suo contributo aureo subirà un’ascesa del sessantacinque percento, pari ai centimetri di stoffa che sembravano mancare al turpe indumento.

Alla testa del corteo le più belle studentesse del campus, intente nella “Danza dei Sette Veli”, resa celebre dalla “Salomè” di Oscar Wilde. Affinché le partecipanti fossero valutate per mezzo di un criterio imparziale, si è provveduto a una competizione estetica coordinata dalla pagina telematica “Spotted: UNISA”, in cui alle partecipanti era richiesto di sfilare per qualche metro, mandare a memoria la teoria della non-contraddizione del divino Aristotile e, infine, di enunciare ognuna delle cariche mai possedute dal Magnifico Rettore.

Segue un gruppo di giovanotti lucidi e palestrati che lasciano danzare gli addominali, accompagnati da ventidue carri in corno d’elefante intarsiati d’oro atti a trasportare l’intera categoria dei “meritevoli”. Questi, coperti interamente d’alloro e recando sul capo una corona formata da fogli strappati agli obsoleti libretti universitari, intonano l’”Halleluja”. I carri sono trainati da un nutrito nugolo di fuoricorso, i quali ginocchioni terra e a torso nudo, mostrano una schiena ricolma delle cicatrici cui sono stati costretti per la loro accidia. A chiosa, dietro spettatori e aspiranti meritevoli, alcune operaie delle pulizie, recando striscioni con scritte ingiuriose quali “Rivogliamo i nostri stipendi” e “#Unisakeamarezza”, subito riposte al confino, vale a dire recluse tra le mura degli spogliatoi. Sparute voci sostengono che la Fondazione Unisa stia celermente già provvedendo alla diffusione di una nuova gara d’appalto al ribasso del 40% sul 40%. 

Il dragone cinese si arresta al cospetto della luce abbagliante che proviene dall’Aula Magna. È il momento: soltanto gli iniziati possono, adesso, varcare la soglia verso la conoscenza dei culti misterici. Agli altri non resterà che saltellare augurandosi un pertugio delle tapparelle, spiare dal buco della serratura come in una pellicola italiana di cattiva fattura. Penna privilegiata, quella di chi scrive, a cui è stato concesso di assistere a ciò che di norma occhio umano non può osservare e scriverne perché tutti gli altri, i “non meritevoli”, possano godere delle gesta degli eroi, come Tersite costretto al mutismo dal proclama di Odisseo. Da pover’uomo, descriverò il buffet circolare che attraversava l’intera Aula. Pernici marinate in un’emulsione di olio, sale e documenti per il tirocinio; astici ricolmi di un tritato di pagine di Tesi; ostriche la cui perla, se aperta, recava una cifra di buon auspicio dal “18” al “30L”. D’un tratto, le luci abbandonano la sala come nel prologo di una pessima detective story. 

Eccolo, l’ecce homo venir giù dal cielo, coperto di un solo cencio sulle pudenda e un paio d’ali d’angelo a incorniciargli la schiena. Una sottile corda d’acciaio lo tiene svolazzante sulle teste dei mortali; elegante si lascia poggiare a terra. Già pronti, alcuni uomini della scorta lo rivestono della solito giacca azzurra. Il Magnifico osserva i meritevoli, le labbra gli si arricciano in un sorriso di benevolenza: è a metà strada tra l’umano e il divino, un Eracle disceso tra i suoi simili. Con le mani, un po’ benedicendo un po’ distribuendo buffetti, richiama uno a uno i discepoli e consegna loro l’assegno che ne designa la particolare dedizione alla causa universitaria: ognuno di essi possiede la forma del proprio fruitore. A cerimonia conclusa, mentre ancora distribuisce carezze e strette di mano, mentre qualcuno gli chiede di moltiplicare gli appelli a dispetto dei salari dei ricercatori, la stanza è ancora una volta invasa dall’oscurità. I meritevoli allora comprendono in un attimo (sono tali non certo per caso), a luce accesa, che il Magnifico li ha abbandonati.

Le soglie sono allora spalancate, allo stesso modo per cui si narra furono spalancati i cancelli di Troia per lasciar rotolare il cavallo funesto, e gli iniziati tornano alla terra. Adesso, non resta che ripopolare.

 Antonio Iannone   

Articoli Simili

Tags

Condividi