Unisa premia il (presunto) merito

9 giugno 2016 di

Come il burattino Pinocchio, che per mano della fata turchina si trasforma magicamente in un bambino vero, la frase “Unisa premia il merito” ha subíto la sua tanto attesa evoluzione, tramutandosi da vuoto ma senza dubbio accattivante slogan pubblicitario, in vero e proprio progetto, la cui attuabilità è regolata da criteri e meccanismi stabiliti il 19 maggio dal Consiglio d’Amministrazione d’Ateneo.

tommasettiL’innovazione, di cui il Rettore Aurelio Tommasetti pare andare particolarmente fiero, consiste nell’erogazione di un contributo, equivalente alle tasse versate in un dato anno, a favore di tutti gli studenti che abbiano maturato nel corso di quello stesso anno il numero di CFU previsto dal loro corso di studi, o che si siano laureati nei tempi prestabiliti.

Il provvedimento è stato pensato per conformarsi ai tre obiettivi dichiarati dal Magnifico durante la conferenza stampa dello scorso 27 luglio: premiare i meritevoli, tutelare le fasce deboli, e incentivare i ricercatori. Ce n’è un quarto però, ed è quello in cui l’Unisa spende la maggior parte delle sue energie, solo che si tende ad ometterlo, nella consapevolezza che dichiarandolo si rischierebbe l’imminente crollo di un castello di sabbia costruito negli ultimi anni su solide basi di populismo.
Di quale obiettivo stiamo parlando? Del più scontato in assoluto: quello economico.

Considerando le ultime tendenze governative, che hanno fatto dell’istruzione pubblica la vittima di un progressivo definanziamento, in realtà non sorprende che le università italiane mettano in atto strategie più o meno discutibili pur di rispondere ai criteri di partizione del Fondo di Finanziamento Ordinario. “Unisa premia il merito” è un esperimento che, a primo acchito, risulta nobile come altre poche iniziative salernitane, ma se analizzato con occhio critico, presenta tutta una serie di innegabili falle.

La prima nota stonata è l’accezione di “merito” promossa. Se essere “meritevoli” significa distinguersi in un dato campo, l’Unisa al contrario invita a conformarsi, scoraggiando qualunque tentativo di personalizzazione dell’istruzione. Esperienze come tirocinio, erasmus o vita associativa, assumono le sembianze di perdite di tempo, e il tempo non va perso, perché per l’Ateneo è letteralmente denaro.

Volendo attenersi al solo fattore didattico, l’Unisa ha messo in piedi un sistema di valutazione in cui la quantità degli esami superati assume più valore rispetto alla qualità della preparazione acquisita. Un esempio pratico: uno studente che sostiene 6 esami su 7 riportando una media di 28/30 è considerato meno meritevole di uno studente che completa gli esami, ma con una media di 20/30. Ha davvero senso?

Anche la scelta di premiare chi si laurea nei tempi previsti pone un limite non da poco a chi voglia sviluppare un progetto di tesi particolarmente ambizioso, tant’è che spesso quello che dovrebbe consistere nel primo vero lavoro di ricerca per lo studente, si trasforma in un puzzle di citazioni incastrate alla meno peggio pur di accorciare i tempi e conseguire velocemente il titolo.

aumento tasse fuoricorsoRisulta incoerente, inoltre, l’innalzamento delle tasse per gli iscritti dal doppio del tempo previsto dal proprio corso di studi. Se uno degli scopi è garantire il diritto allo studio per tutti, tutelando le fasce più deboli, perché non si tiene conto della possibilità che anche tra i fuoricorso ci siano studenti in condizioni economiche precarie, e che siano forse proprio la necessità di lavorare e la difficoltà di frequentare i corsi, ad allungare i tempi di laurea?

Incommentabile, in fine, la scelta di piazzare sul sito web d’Ateneo, come immagine emblematica della politica universitaria di Salerno, una mano che stringe un cronometro. Non un libro, simbolo universale di sapere e cultura, ma uno strumento convenzionalmente utilizzato nelle competizioni agonistiche, a testimonianza di quanto tutto si stia riducendo a tagliare un traguardo, ignorando che una crescita reale presuppone un percorso.

L’Unisa non dispone di risorse sufficienti ad assicurare la totale copertura delle borse di studio, come si deduce dai tanti idonei non beneficiari, però si scopre magicamente tanto ricca da rimborsare chiunque termini in tempo gli esami. Vi siete chiesti il motivo?
La verità è che a Salerno si sta facendo un investimento e non va a favore dei meritevoli né degli svantaggiati. Va a favore di quelli utili, degli studenti che consentono all’Ateneo di piazzarsi in alto nelle classifiche nazionali per quanto riguarda il numero di laureati in corso.
L’Unisa non tutela gli studenti, tutela il guadagno.
Perché Pinocchio sarà anche diventato un bambino vero, ma le bugie continua a dirle lo stesso.

Valentina Comiato

  • Angela Santorelli

    “testimonianza di quanto tutto si stia riducendo a tagliare un traguardo, ignorando che una crescita reale presuppone un percorso”
    …aggiungo che la riduzione dei servizi, quali quello delle pulizie, deve essere considerato un campanello di allarme. La riduzione parte dal basso!
    Zero Servizi + Zero Cultura = Zero Crescita