Virtù Italiana: Il Made in Italy a tavola

La parola “crisi” è entrata a far parte del lessico quotidiano. Non significa, tuttavia, che sia una parola a cui ci si possa abituare. La sua familiarità è data dal fatto che essa è penetrata nelle nostre certezze, nelle nostre piccole e grandi sicurezze, mettendole in discussione. L’Italia riuscirà a risollevarsi, economicamente e politicamente? Potremo mai riacquistare la sicurezza di un’offerta di lavoro stabile? Quante e quali saranno le rinunce che dovremo sopportare ancora?

Ma, parlando di rinunce, c’è un campo che, in Italia, sembra non aver ancora conosciuto rovina di sorta. E’ quel campo che affrontiamo volentieri ogni giorno, su cui non si combatte battaglia, ma si celebra la vittoria della qualità e dello stare in compagnia: è il campo della buona tavola.

Sarà merito di una sapienza gastronomica di secolare tradizione? I prodotti e le ricette del Mare Nostrum sono rinomati in tutto il mondo per innumerevoli meriti e benefici. Non stupisce, dunque, che l’Unesco abbia deciso di inserire nel 2010 la dieta mediterranea nel novero dei Patrimoni orali e immateriali dell’umanità, dopo aver accolto la candidatura al prestigioso riconoscimento da molti paesi, del cui lavoro l’Italia è stata coordinatrice.

Sarà merito dell’esclusività del marchio di tanti nostri prodotti? Alla fine dell’infausto 2011 l’agroalimentare italiano ha potuto registrare veri e propri record di esportazioni. Alcuni numeri (secondo elaborazioni Coldiretti su dati Istat relative ai primi otto mesi del 2011): panettoni e altri prodotti di pasticceria e panetteria hanno subito un aumento delle esportazioni dell’8 %; stessi valori per la pasta, un tesoro naturale della nostra penisola; crescono anche formaggi e latticini, con un’impennata delle vendite all’estero del 20%; e per concludere in bellezza, il famoso spumante registra un incremento del 23% ottenendo il primato sullo champagne. Un bello smacco per i colleghi d’oltralpe.

Sarà merito anche della sicurezza dei nostri mercati? Non servono statistiche per ricordare quanto il nostro tenore alimentare sia variato di poco durante la minaccia della “mucca pazza” o del pollame infetto; mentre in Europa era allarme generale, in Italia le precauzioni ridussero al minimo i rischi, tanto che l’emergenza impose poche o nulle restrizioni. Del resto, è risaputo che il Made in Italy nell’agroalimentare è sinonimo di assoluta garanzia. Nel 2010 l’Italia vanta 219 prodotti certificati Dop, Igp e Stg dall’Unione europea confermando, anche in questo caso, il suo primato. E il fatto che (sempre secondo elaborazioni Coldiretti), all’estero, il marchio italiano sia tradizionalmente il più contraffatto e che la falsa qualità italiana fatturi qualcosa come 60 miliardi di euro è un’ulteriore prova del credito di

 cui gode il Made in Italy.

Credito puramente morale, ovvio.

E squisitamente morale è anche il primato dell’Italia nella buona tavola, poiché di certo l’export alimentare ampiamente in attivo non può, da solo, rappresentare una soluzione alla crisi attuale. Sempre moralmente parlando, tale primato è una prova del grande valore dell’Italia delle tradizioni, dell’Italia dell’artigianato e dell’industria, dell’Italia che sa coniugare patrimonio orale e immateriale con competitività a livello mondiale, una prova che l’Italia può farcela. E se i pronostici mostrano tante nazioni ridotte in ginocchio, dell’Italia si può piuttosto dire che è seduta. Comodamente, a tavola.