17 Aprile, le trivellazioni con gli occhi lucani

4 aprile 2016 di

«Volete che, quando scadranno le concessioni, vengano fermati i giacimenti in attività nelle acque territoriali italiane anche se c’è ancora gas o petrolio?» – si scrive Sì per fermare le trivellazioni, No per farle restare senza una scadenza.

piattaforma-trivellazione-petroliferaNel 2016, però, esistono metodi alternativi per produrre energia, come il sole, il vento, le risorse idriche, le risorse geotermiche, le maree, la trasformazione in energia elettrica dei prodotti vegetali o dei rifiuti organici e inorganici, risorse rinnovabili nel rispetto dell’ambiente; lo dimostra anche l’ultima conferenza sul clima Parigi COP21. Non sono d’accordo i sostenitori del No, gruppo che si definisce “ottimista e razionale”, che invita a non andare a votare, convinti della inutilità della consultazione referendaria.

Due terzi delle piattaforme ha sedimenti con un inquinamento oltre i limiti fissati dalle norme comunitarie per almeno una sostanza pericolosa (dati forniti da Greenpeace e dal Ministero dell’Ambiente). Dopo il rilascio, gli idrocarburi diventano proprietà di chi li estrae con l’unico obbligo di versare alle casse dello stato il 7% del valore del petrolio e il 10% di quello del gas, godendo, tra le altre cose, di agevolazioni e incentivi fiscale, oltre alla possibilità di vendere altrove. Sui posti di lavoro le analisi si ampliano: i sostenitori del Sì considerano il rischio di un calo del turismo (3 milioni di occupati), dovuto ad un calo dell’attrattiva del paese, e del settore della pesca (350 mila occupati), contro i 10.000 nuovi posti decantati dai sostenitori del No.

L’orientamento degli ingegneri ambientali, per lo più, varia da una propensione verso il Sì ad un’astensione, dovuta al fatto che nel caso in cui passasse il Sì, la Croazia, come qualsiasi altro paese, al di là delle 12 miglia, potrebbe trivellare lo stesso, in assenza di una disposizione di matrice internazionale. Alcuni studenti di Scienze Politiche già si domandano se gli scambi avverranno in euro o in dollari.

Qual è la situazione in Basilicata (una delle 9 regioni che ha proposto il referendum)? L’abbiamo chiesto ad uno studente lucano:
«Bisognerebbe puntare soprattutto sull’eolico e sul solare. Nella Val D’Agri, in cui si sta smaltendo già l’olio del petrolio, sono aumentati i tassi di tumore. Come cittadino lucano la prima impressione che si ho sulle attività estrattive è pessima e di completa sfiducia verso queste pratiche. La cosa che risalta agli occhi, per chi vive in zone interessate da attività di questo genere, è il totale dislivello che c’è tra rischi di salute e di impatto ambientale e ricaduta economica sul territorio. Questo perché, naturalmente, il cittadino inserito nel contesto sociale ed economico attuale è portato a pensare ai proprio interessi e quindi agli introiti economici. Un forte impatto ambientale per l’implementazione degli impianti, in contesti per lo più agricoli o comunque in zone urbane (vedi centro-oli di Viggiano), con rischi per la salute, dovuti all’inquinamento atmosferico e alla distruzione dell’ecosistema preesistente.»

Quali interessi potrebbero esserci?
«Sicuramente gli introiti economici destinati a finire nelle tasche di pochi, di qualche multinazionale che parla di posti di lavoro, che in realtà rappresentano nient’altro che specchietti per le allodole, così come anche la carta idrocarburi ed il connesso bonus (cifra irrisoria donata ai cittadini). In questo contesto di svilimento della terra, la Basilicata è una regione dedita all’agricoltura, allevamento e pastorizia, con connessa impossibilità di avere entrate economiche capaci di far comunque crescere e sviluppare in qualche modo la nostra terra.»

Perché è importante andare a votare il 17 Aprile?
«Perché la Basilicata sta morendo, così come stanno morendo le persone che hanno a che fare tutti i giorni con le attività estrattive. E’ facile pensare che questo referendum, per quanto tecnico, serva ad esprimere un proprio parere sulla questione più ampia: il voler da un lato difendere i proprio territorio rifiutando pratiche altamente inquinanti e di grosso impatto ambientale e dall’altro ribadire che le pratiche estrattive vanno a svilire il ruolo della terra, non creando presupposti di sviluppo, ma, anzi, deturpando il paesaggio e ignorando le vere risorse di cui dispone».

Sara C. Santoriello