Ahi Costa Italia

21 settembre 2013 di

Ahi Costa Italia, rialzato relitto
nave con distratto capitano affondata dal grande inchino
non donna di strada, ma di cena elegante.
Ora in te non stanno senza minacciare
la crisi di governo, e l’un l’altro si accapigliano
se la spunterà ancor l’alleanza o un singolar tenzone elettorale.

Cerca, o Giunta, il coraggio
di applicare la legge, nonostante s’alcuna parte intorno a te
di buon senso gode.
Da giorni si levano alti canti di battaglia:
per mano della Severino incostituzionale inganno sarà perpetrato,
e il grande nocchiere non più impunito sarà.

Ahi naufraghi ai quali dovresti assicurare legalità
lasciando decader il signorotto di Arcore
dall’amato scranno di Palazzo Madama,
ove lascerà orfani cortigiani e detrattori
che con lui hanno assicurati pecunia e onori.

O Silvio che pazientemente aspetti
il funesto presagio dell’interdizione,
indomito non sotterri i tuoi arcioni:
con l’atteso ritorno di Forza Italia ancora una volta tutti disarcioni.
Le città tutte piene son di futuri timonieri,
e ogni rospo che si gonfia senza mai scoppiar
di molte teste confuse guida diventa.

Intanto il capitano destituito sale a bordo
del tribunale di Grosseto, come unico imputato:
gli altri una pena commutata hanno già patteggiato.
Gioia e speranza hanno salutato il ritorno
in posizione verticale,
mani meccaniche ora il relitto sostengono
il marciume venuto a galla sufficiente forza ha
per sorreggersi da sé.

Martina Gargiulo

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