C’è crisi e crisi

31 ottobre 2012 di

Proviamo per un momento a pensare al futuro, più precisamente a come chi si troverà a viverlo, guarderà a noi. Immagino già i libri di storia con titoli come “l’ età austera” oppure “la seconda grande depressione”;  immagino i poveri studenti che si strapperanno i capelli perché non capiranno il nesso tra il fatto che le persone siano sempre più povere e lo Stato che esige sempre più soldi. Essi un po’ confusi prenderanno il libro dell’ anno precedente e ripassando la crisi del ’29 vedranno che in quei tempi la situazione era simile: la disoccupazione avanzava implacabile, le banche fallivano e le imprese chiudevano. Dopo varie vicende arrivò il lieto fine grazie ad un certo Roosevelt, il quale ebbe un’ idea che oggi definiremmo rivoluzionaria! Gli diede anche un nome, New Deal, e si basava principalmente sull’idea che la gente fosse in difficoltà, impaurita e bisognosa d’ aiuto. La parte più geniale stava nel fatto che sarebbe stato il governo a dare lavoro attraverso le opere pubbliche, in modo da innescare un processo di moltiplicazione del reddito; inoltre si istituivano le basi per il welfare state e una modalità di imposizione fiscale progressiva per colpire i più ricchi. Ma non è tutto! Il governo attraverso “l’ Emergency Banking act” sospese l’attività bancaria per qualche giorno, ne verificò la liquidità e la solidità e ne assegnò la gestione al controllo federale. In seguito effettuò una svalutazione del dollaro per poter aumentare le esportazioni. Morale della favola, vissero tutti felici e contenti!

I nostri studenti strabiliati dalla grandiosa idea di Roosevelt torneranno sulla lezione del giorno, al capitolo che parla della “seconda grande depressione”, e vedranno che nel periodo che parte dal 2007 la popolazione si trova in difficoltà, impaurita e bisognosa d’aiuto. Questa volta però rimarranno shockati, leggeranno  parole come “tagli alla spesa pubblica”, “rigore”, “tasse”, “eliminazione del welfare state”, “iniezione di liquidità alle banche” e ancora “tasse. Si chiederanno il perché,  andranno il giorno dopo a lezione, nella loro università privata, e chiederanno al professore, che con la risata ironica di chi sa che la questione è davvero intricata, comincerà a parlare di come nel 1994 fu istituito l’ istituto monetario europeo (IME), di come poi nacque, nel 1998, la Banca Centrale Europea (BCE) e di come gli Stati appartenenti all’unione monetaria che ne derivò, persero la propria sovranità monetaria. Allora uno studente si alzerà e dirà: “ma quindi non era più possibile svalutare la moneta nel caso ce ne fosse stato bisogno?“, “ottima osservazione!” rispose il professore, “inoltre molti Paesi avevano accumulato un forte debito pubblico e quindi non potevano permettersi opere pubbliche per contrastare la disoccupazione. Erano in trappola. Fu così che l’Europa pretese austerità. Gli Stati con più debito cominciarono una stretta fiscale imponente, accompagnata da tagli alla spesa pubblica in ogni settore con l’intento di colmare il deficit e aumentare il reddito. La logica non ebbe grande successo soprattutto perché fu applicata senza guardare al medio periodo, forse un’azione più graduale avrebbe consentito la crescita del reddito più proporzionalmente alla decrescita del debito. Invece si sviluppò una spirale di tagli e recessione che portarono molti Paesi alla deriva e senza potere in campo monetario non ebbero possibilità di difendersi.”
Gli studenti ascoltando questa storia rimarranno inorriditi da ciò che l’Europa aveva costruito e di come si fosse tornati ad uno Stato in cui i deboli vengono lasciati morire ed i forti continuano sulla propria strada, poi parlando tra loro capiranno il motivo per cui non hanno più visto amici d’infanzia, figli di operai, che non hanno potuto proseguire gli sudi costosissimi e invece sono andati a lavorare con il proprio padre.

Antonio Nudo

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