Cronaca di una morte annunciata: Velvet chiude

18 novembre 2012 di

Cucù. Velvet non c’è più. Caput. Chiuso. Addio ad un’editoria giovane, fresca, attenta, simpatica, originale, ironica, ricca di contenuti, frizzante, all’avanguardia. L’ultimo numero di Velvet, mensile edito da l’Espresso è in edicola con il suo ultimo numero. Leggo (non sfoglio, leggo!) Velvet da anni e  potrei  scegliere tanti altri aggettivi ma mai, mai, mai userei “obsoleto”.

Eppure pare che qualcuno l’abbia detto. Sei obsoleto, vecchio, desueto allora chiudi. Si vocifera siano stati i pesci grossi del  mondo dei magazine. Che poi l’ultima pagina di ogni numero di Velvet sia sempre stata intitolata “Il pesce fuor d’acqua” è un tutto dire.

Cronaca di una morte annunciata. Che un po’ mi spaventa. Capitombola l’eleganza di Velvet e la Barbara in tv trash invece alza gli ascolti. Mi correggo, sono molto spaventata. La delusione è tanta, come tanti sono i lettori che protestano contro una chiusura ingiusta.

Velvet è/era un giornale dalle mille anime: viaggi, cucina, trends, arte, costume, attualità, design. Con un euro al mese portavo a casa anche 500 pagine e più di mondo.

Perchè Velvet? ”…E’ il primo nome che mi è venuto in mente. Nessuno ci crede: tutti immaginano chissà cosa e si finisce sul velluto: morbido, brillante, sexy, underground, sonoro, voluttuoso, addirittura, dicono, profumato. Ci ho dormito un po‘ su e mi sono svegliata in un mondo così. Davvero. Sfogliate e scoprite quanto velvet c’è in ognuno di noi…”. Così presentò il primo numero nel lontano/vicino Novembre 2006  la allora direttrice Michela Gattermayer.

Niente da aggiungere. Velvet ha/aveva reso tutti noi lettori un po’ “gente di velluto”.

Dopo aver letto, sottolineato, appuntato, fatto miei  i contenuti che più mi colpivano, riponevo Velvet in quello scaffale della libreria dove c’era sempre posto per il prossimo numero (un peccato, davvero, nella mia libreria ci sarebbe stato sempre  posto) e mi sentivo realmente più ricca, più informata. Con la morte di Velvet sento crollare il sostegno alla cultura libera, “sfusa” tra le pagine di un mensile bello. Forse bello non dovrebbe dirsi.

Ma bello è/era Vevet. Belli i suoi colori, belle le sue sezioni, belli uno ad uno tutti gli articoli, bello l‘odore delle sue pagine perchè profumavano di velluto e conoscenza.
Eppure avrei dovuto aspettarmelo. Mammà me lo diceva sempre: “Figlia mia, le cose belle sono destinate a finire, tutte.”

 Edna