Deturpata la Targa in onore di Giacomo Matteotti

14 gennaio 2017 di

Non è semplice spiegare con poche parole il tipo di storia che l’Italia nel corso degli anni ha prodotto, vissuto e subito. Ha conosciuto senz’altro grandi uomini, importanti pensatori, menti brillanti, e tanti di loro sono stati segnati da un’accesa opposizione. Sono stati numerosi i casi in cui la dialettica politica ha lasciato spazio ad estremizzazioni forti, sfociate in violenze che spesso hanno causato morte. E talvolta la violenza, l’avversione verso qualcuno non è andata via neanche novanta anni dopo la sua morte o, in questo caso, assassinio.

È questo il destino che ha incontrato Giacomo Matteotti il 10 Giugno del 1924, quando in seguito ai suoi discorsi in Parlamento di denuncia delle attività poco lecite del governo Mussolini, è stato rapito e ucciso da una squadra di fascisti capeggiata da Amerigo Dumini; ed è il destino che ha incontrato anche il 12 Gennaio del 2017 quando una targhetta a lui dedicata in Lungotevere Arnaldo da Brescia, a Roma, è stata estirpata dal terreno che la ospitava e frantumata rendendola illeggibile. Adesso, come allora, la reazione delle forze politiche non si è fatta attendere: il Presidente del Municipio, Francesca Del Bello, ha parlato immediatamente di impegno nel ricostruire il prima possibile la targa, mentre il commissariato Villa Glori ha già avviato le indagini.

L’autore dello sfregio è ad oggi un anonimo, un estirpatore della memoria senza nome e volto, che ha scelto di deturpare un simbolo democratico di lotta al fascismo nel mese di Gennaio, mese emblematico della memoria in generale e della Shoah in particolare. Non sappiamo se l’azione compiuta sia semplicemente un atto vandalico, un gesto senza alcun significato di fondo, compiuto con superficialità, o un chiaro segno di contrarietà ai valori democratici dell’Italia, o ancora l’avversità verso un uomo, manifestata in un periodo storico in cui nuovi movimenti estremisti si affacciano senza paura perché rafforzati dal terreno fertile della crisi della democrazia.

Ma a prescindere dalle ragioni di fondo che restano tuttora ignare, un gesto simile va assolutamente condannato, non solo come atto vandalico in sé, ma soprattutto per tutto ciò che la storia ci ha insegnato. Ed è anche questo un modo per ricordarci che la memoria non deve essere qualcosa di momentaneo, di ricorrente una volta all’anno o a periodi prestabiliti, ma piuttosto un impegno, sociale e civico, di ereditare un prezioso bagaglio di valori culturali e ideali giusti e portarli dentro di sé e per il mondo.

E se il sacrificio, il coraggio, l’insegnamento e l’esempio di uomini forti che hanno contribuito a creare il nostro sistema di valori saranno realmente attecchiti nella coscienza degli italiani, nessuna tegola rotta potrà mai minare la memoria delle figure illustri che l’Italia ha avuto l’onore prima di chiamare figli e poi padri. 

Antonella Tanya Maiorino