Disabilità, quattro chiacchiere tra ONU e UE

27 agosto 2015 di

L’Onu chiama. L’Europa risponde.
Oggi 27 e domani 28 agosto, si svolge il cosiddetto Dialogo Costruttivo tra Nazioni Unite ed Unione Europea circa i diritti delle persone affette da disabilità. Un passo di notevole rilevanza, considerando che quelle persone, in Europa, a quanto stima l’Edf (European Disability Forum), ammontano oggi ad 80 milioni.

La spasmodica frequenza con cui nell’attuale momento storico ci si interroga sul senso di uguaglianza, evidenzia inevitabilmente quanto sia necessario e fondamentale fermarsi a riflettere di contro sulle varie forme di diversità.

DisabilitàL’Assemblea delle Nazioni Unite ha approvato nel 2006 la Convention on the Rights of Persons with Disabilities (CRPD), ovvero la Convenzione sui diritti delle persone con disabilità, ed è proprio nell’ottica della necessità di verificare quanto gli stati dell’Unione Europea stiano facendo per adempiere al loro ruolo di garanti del pieno ed uguale godimento di tutti i diritti umani e di tutte le libertà fondamentali da parte delle persone con disabilità, e di promotori del rispetto per la loro intrinseca dignità, che si colloca il Dialogo Costruttivo, così come tutte le iniziative che hanno avuto e stanno avendo luogo ai margini dell’incontro.
Lo stesso Edf (che fa parte della delegazione europea) lo scorso 25 agosto ha promosso un evento sui diritti delle ragazze e delle donne con disabilità, mentre oggi 27 agosto presenta ai membri del comitato ONU la “prospettiva” delle persone con disabilità, evidenziando inoltre le aree che, in Europa, costituiscono ancora casi di criticità.

Questi due giorni saranno lo strumento attraverso cui l’ONU, il prossimo 3 settembre, presenterà le osservazioni conclusive, raccomandazioni su cui l’Unione Europea dovrà lavorare nei prossimi 4 anni prima di presentare a Ginevra un nuovo report circa l’operato finalizzato alla realizzazione dei principi della convezione stessa. Tali principi, sanciti dall’articolo 3 del documento, comprendono problematiche quali l’accessibilità, l’autonomia individuale, la non discriminazione, e l’effettiva partecipazione e inclusione nella società; tutte questioni largamente dibattute ma tutt’altro che superate. Basti pensare alle barriere architettoniche, e non soltanto intendendole come scale o porte eccessivamente strette, bensì facendo riferimento al gran numero di elementi che limitano o impediscono ad una fetta seppur esigua della popolazione una regolare condotta di vita. Parliamo ad esempio di parapetti pieni, attraverso i quali ad una persona in sedia a rotelle è negata la visibilità, o ancora di semafori senza segnali acustici, che costituiscono una grave mancanza per la sicurezza di persone non vedenti.

Quanto alla possibilità di partecipare alla società, è di poche settimane fa la notizia di una piazza inaugurata a Massa, e della lettera di denuncia di un genitore. Si tratta infatti di un luogo perfettamente adeguato alle norme previste dal protocollo d’intesa per l’abbattimento delle barriere architettoniche, se non fosse per un dettaglio: tra le varie attrazioni per l’intrattenimento infantile, non c’è neppure una giostra usufruibile da un bambino disabile. Non si tratta di un caso isolato, al contrario strutture del genere sono ancora molto poco comuni, e bisognerebbe pertanto chiedersi se non si tratti anche in questo caso di una forma di emarginazione sociale, dalla quale possano scaturire altri disagi di tipo psicologico o comportamentale.

Tutti questi problemi sono affrontati nei 50 articoli della Convenzione. L’errore più comune sarebbe supporre che con essa prima, e con il Dialogo Costruttivo poi, si tenti di concedere ai diversamente abili “Nuovi” diritti, sulla scia di quelle politiche, vedi ad esempio le quote rosa, che sembrano difendere le classi discriminate attuando a loro volta forme di discriminazione. In questo caso in realtà, come specificato sulla pagina web del Ministero del Lavoro e delle Politiche Speciali, si mira piuttosto ad assicurare che le persone affette da disabilità possano godere , sulla base degli ordinamenti degli Stati di appartenenza, degli stessi diritti riconosciuti agli altri consociati, in applicazione dei principi generali di pari opportunità per tutti.

Valentina Comiato