Bagni unisex verso la parità dei sessi

28 marzo 2015 di

Una corrente di pensiero sostiene che l’unico modo per ottenere l’uguaglianza sia riconoscere l’esistenza delle profonde differenze che caratterizzano il genere umano. Questa è una delle motivazioni che ha portato, nella prima metà del secolo, all’elaborazione di quello che sarebbe diventato l’articolo 3 della Costituzione Italiana, con radici profonde nella Rivoluzione Francese e volto al riconoscimento della persona fisica nella definizione degli individui. Quello stesso articolo 3, diritto fondamentale ed inviolabile, difende concretamente un altro diritto: la parità tra uomo e donna. L’emancipazione del mondo femminile, solitamente assoggettato ora al padre ora al marito, nasce nell’800, parallelamente, e contrariamente rispetto a come si è soliti pensare, sia in Europa che nel Medio Oriente. Ovviamente in tutto il mondo molto è cambiato grazie ai movimenti di emancipazione nati negli anni ’60, come i Gender Studies o le femministe della Differenza di GenereDegasDopo i rilievi mossi dalla Corte Costituzionale italiana, all’art. 51 della Legge fondamentale è stato aggiunto un secondo comma: « a tal fine la Repubblica promuove con appositi provvedimenti le pari opportunità tra donne e uomini ». La norma, purtroppo ancora del tutto programmatica, può essere considerata come un faro per i successivi provvedimenti. Oggi, la maggior parte dei mestieri, un tempo riservati soltanto al fiocco blu, sono diventati i punti di forza di moltissime donne nell’affermazione del proprio talento nella nostra società fallocentrica (come la definisce la professoressa di Filosofia Politica dell’Università Degli Studi di Salerno, Laura Bazzicalupo). In Italia, per quanto concerne la politica, purtroppo, abbiamo ancora tanta strada da fare; nessuna donna è mai diventata Presidente Della Repubblica o Presidente Del Consiglio, mentre la Presidente della Camera, Laura Boldrini, viene più volte attaccata e presa in giro dai deputati (che a loro volta incitano il web), come espressione della concezione popolare.
Fin dai primi anni si cerca di insegnare formalmente ai maschietti che l’amichetta, essendo femmina, non deve essere sfiorata nemmeno con un fiore, quasi escludendo una qualsivoglia forma di autodifesa che la bimba potrebbe mettere in campo per salvaguardare sé stessa. Così, Always lancia una vera e propria battaglia con il Movimento #LikeAGirl. Il video, pubblicato lo scorso Gennaio, che chiede di mostrare “come corre una ragazza” secondo l’opinione pubblica, è diventato subito virale sul web, soprattutto grazie alla testimonianza della bambina che risponde semplicemente:”It means run fastest as you can“.


Se è vero che oggi siamo tutti uguali, maschi e femmine, perché nutriamo la necessità di suddividere i servizi igienici in base al sesso? Ammettere che esista una differenza fisica, che a tutti gli effetti esiste ed è naturale, e porre un muro divisorio tra i due mondi, non permette un’eguaglianza sostanziale. Cosa cambierebbe se, creando un luogo in cui donne ed uomini possano in una stessa sede espletare le loro funzioni, un uomo vedesse un contenitore per assorbenti oppure se una donna sentisse i soliti discorsi che gli uomini fanno quando sono al bagno insieme?!

Si creerebbe un processo conoscitivo più profondo. Qualcuno potrebbe dire che i proprietari delle discoteche non sarebbero molto d’accordo, ma sappiamo benissimo che affermandolo staremmo negando l’esistenza degli omosessuali che, di fatto, entrano dalla stessa porta. Il problema delle discoteche è legato alla gestione dell’ordine e non soltanto ai soliti clienti ubriachi. Con la creazione di un bagno unisex arriveremo all’accettazione dei transgender e Vladimir Luxuria non sarà più offesa per essere entrata nel “bagno delle donne” (Caso Gardini datato 2006). Il taboo del sesso potrebbe non esser più un problema: ognuno si sentirebbe a proprio agio nel suo corpo senza dover dare spiegazioni a nessuno.

Anche se, secondo la nostra percezione del mondo dovuta all’abitudine, tutto ciò sembra null’altro che pura utopia, a Bologna, proprio qui in Italia, la maggior parte dei bar del centro ha già provveduto al superamento di questo limite e, nel democratico mondo degli USA, prima o poi diverrà routine, così come racconta Aleteia.

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Sara C. Santoriello