E3 2017 – Mediocrità e soprese

17 giugno 2017 di

Non è facile tentare di spiegare cosa significhi per noi videogiocatori la settimana dell’E3 (Electronic Entertainment Expo). Un cocktail composto da attese, speranze, ansie, sogni in egual misura con una leggera spruzzata di console war mista ad una sana attitudine profetizzante. Un drink dal sapore sempre mutevole, di anno in anno e di giorno in giorno, capace di estasiare come e più della stessa ambrosia degli Dei. Ma anche di costringere a ingurgitare galloni e galloni della peggior carne rancida frullata. Forse proprio per questo è così assuefacente. Forse proprio per questo non possiamo fare a meno ogni anno di vessare il nostro corpo e la nostra mente con orari improponibili pur di seguire quelle conferenze che delineeranno il futuro delle varie software house. E, in compagnia di qualche immancabile amico (la voglia di martirio non viene mai sola), sognare e arrabbiarsi, inebriarsi e disperarsi. Tutto insieme appassionatamente, andando a formare un’esperienza che alcuni potranno definire folle, altri inutile, ma che per noi è soltanto unica, anno dopo anno. Ovviamente finché le nostra membra resisteranno.

Cosa, dunque, ci hanno lasciato le conferenze di questo E3 2017? Meglio andare dritti al punto, si è trattato di un’edizione un po’ deludente, che definire mediocre sarebbe troppo ingiurioso ma di sicuro moscia, dopo 3 anni miracolosi. Le mosse di alcuni publisher sono state esageratamente prevedibili (EA), altre sono state un mero consolidamento del proprio status (Bethesda), altre ancora hanno deluso, seppur per motivi assai diversi (Microsoft, Sony). Si è sentito in generale un senso endemico di incompletezza, come se mancasse sempre quel guizzo di genialità finale, la sorpresa che sposta gli equilibri. A dir la verità, in questa specifica annata è una situazione che fa meno male del solito, un E3 sotto tono in un anno che al medium ha dato, sta ancora dando e darà ancora tanto.

ELECTRONIC ARTS

Il valzer delle conferenze è stato aperto da Electronic Arts, che si dimostra ancora legata ad un modo ormai obsoleto e stantio di gestire eventi simili. L’intera presentazione, infatti, è stata condotta con un distacco e una freddezza glaciali, senza nessun briciolo di umanità e con l’ormai ben nota incapacità dell’azienda statunitense di soffermarsi adeguatamente sulle novità. Ad esempio, se nel nuovo capitolo dello sportivo Madden NFL si introduce per la prima volta una specie di modalità storia (sul modello di quel “The Journey” sperimentato sull’ultimo FIFA), ovvero un cambiamento epocale per la serie, perché dedicargli un minuto scarso? Ed è un comportamento che EA estende ad ogni altro suo brand. Un aspetto che stride con la qualità (apparente) dei titoli presentati, come l’ispirato e adrenalinico “Need For Speed: Payback” o il sontuoso “Star Wars Battlefront II”, che sembra aver colmato le lacune che affliggevano il suo capostipite, in primis con la presenza di una forte campagna single-player. Tutto diventa ancora più paradossale quando viene presentato, nell’ambito dell’iniziativa EA Originals volta a premiare gli sviluppatori indie, con un entusiasmo dilagante dal creatore Josef Fares il promettente “A Way Out”, un’avventura molto incentrata sul rapporto tra i due protagonisti da vivere esclusivamente in co-op. A chiudere il tutto ci ha pensato un teaser trailer di “Anthem”, attesissima nuova IP di Bioware, che ha l’obbligo di rilanciarsi dopo alcuni progetti non proprio brillanti (“Mass Effect: Andromeda” forse è meglio dimenticarlo, no?). Anche in questo caso, la sorpresa più forte mostrata soltanto con un logo, promettendo un reveal più corposo durante la conferenza Microsoft. In sostanza, uno show senza ritmo e senza competenze comunicative, condito perlomeno da una line-up solida.

MICROSOFT

E si passa proprio a Microsoft, che era attesa ad un bivio importante: rilanciare prepotentemente la propria immagine o crollare sotto i colpi della rivale Sony, fino ad ora vincitrice su tutti i fronti. Tanta attesa per nulla sostanzialmente. Mi duole dirlo, ma la casa di Redmond non ce la fa. Non basta il reveal della tanto chiacchierata Xbox One X, la console più potente mai creata fino ad ora, a ribaltare la situazione, se latitano le esclusive. Non c’è stato nessun segnale che la tendenza di Microsoft sia cambiata: dopo lo smantellamento dei Lionhead Studios e la cancellazione di “Scalebound” i team interni arrancano, le poche esclusive mostrate erano già note da tempo. Non basta il sempre ben accetto “Forza Motorsport” a cambiare le carte in tavola, non basta un orrendo “Crackdown 3” trasformato in un clone di “Saints Row”, non basta un progetto di nicchia (anzi, di nicchia della nicchia) come “Sea Of Thieves”. Ambivalente, questo è il modo esatto di descrivere questa conferenza. Oltre, infatti, queste amare considerazioni si celava uno show ben orchestrato, dal ritmo indiavolato, con poche parole e tanti giochi mostrati. Finalmente una data d’uscita per il delizioso “Cuphead”, uno sparatutto a scorrimento realizzato come un cartone degli anni ‘30 (qualcuno ha detto Max Fleischer?) e un seguito a quel capolavoro che è stato “Ori And The Blind Forest”. Ma sono mosche bianche. Qualche gioco minore in esclusiva temporale non può cambiare le sorti, che urlano a pieni polmoni la parola “mediocrità”. Una mediocrità che sa tanto di resa.

BETHESDA

Una dimostrazione di forza e di solidità è piuttosto arrivata da Bethesda, anche se di gran lunga conservativa. “Wolfenstein 2: The New Colossus” è una certezza dopo lo straordinario primo capitolo e punta a migliorare ed ampliare tutto ciò che di buono è stato fatto; “Dishonored: Death Of The Outsider” è una piacevole sorpresa pronta a farci immergere ancora una volta nel godurioso mondo e level design creati dagli Arkane Studios; “The Evil Within 2” all’inizio mi ha colto alla sprovvista (il primo pensiero è stato”Perché? Il primo era andato così bene…”) ma dal trailer perverso e sadico si evince uno Shinji Mikami tornato finalmente in forma smagliante. Un bel quadro, variegato e intrigante al punto giusto, con in cornice alcuni progetti VR interessanti (Doom, Fallout). Uno show senza fronzoli, ben confezionato e mai momenti morti. A far storcere il naso è forse solo la mancanza di una nuova IP, ma è un prurito che svanisce all’annuncio che tutto ciò che è stato presentato uscirà entro il 2017. Chapeau.

UBISOFT

Da queste conferenze figlie della cultura dell’hype e incentrate su una martellante raffica di videogiochi si distacca Ubisoft, che sembra aver basato il suo evento sul voler mostrare ciò che sta dietro al videogioco. Quindi, all’annuncio del crossover “Mario+Rabbids: Kingdom Battle”, è salito sul palco nientepopodimeno che Shigeru Miyamoto in persona, una personalità che il videogioco l’ha praticamente creato e salvato dal baratro. Tra una chiacchiera sulla genesi e una sulle caratteristiche del prodotto, è fuoriuscito anche un complimento in diretta al creative director della divisione milanese di Ubisoft, inquadrato tra il pubblico e visibilmente commosso. Altrettanto emozionato e commosso era Michel Ancel, uno dei game designer più acclamati e amati degli ultimi 20 anni, subito dopo la presentazione del suo “Beyond Good And Evil 2”, un seguito che i fan attendevano da 15 anni. Ecco, l’evento allestito da Ubisoft è stato più umano, più emozionante, dominato dalle parole “cuore” e “passione” e guidato dal dogma della libertà creativa. Si è mossa sinuosamente tra tradizione (“Assassin’s Creed: Origins”, “Far Cry 5”) e novità (“Skull And Bones”, “StarLink”). Forse non sempre nel modo giusto, dato che il nuovo “Assassin’s Creed” non sembra aver corretto gli annosi problemi della serie e che “The Crew 2” pare sia stato sviluppato sotto deliri pericolosissimi di onnipotenza con davvero troppe tipologie di veicoli da poter controllare. Ma una cosa non si può negare a questa azienda: ad innovare anche solo parzialmente ci prova sempre.

SONY

Chi non ci ha provato nemmeno ad innovare e a portare qualcosa di fresco è stata Sony, vista anche la mancanza di veri e propri rivali. E allora via ad una batteria di titoli già annunciati lo scorso anno, ma visti più approfonditamente: “God Of War” continua a rappresentare una svecchiata sempre più salutare e convincente della serie, “Days Gone” mostra finalmente un volto più completo, seppur minato da influenze fin troppo marcate con “The Last Of Us”,  “Spider-Man” di Insomniac è davvero un gioco supereroistico  fatto con tutti i crismi del caso. Ogni cosa colpisce e convince, anche il trailer evocativo del primo DLC di “Horizon: Zero Dawn” o il remake di un capolavoro senza tempo come “Shadow Of The Colossus”. E Sony ha messo in chiaro ancora una volta perché sia la regina delle conferenze, confezionando uno show unico, dalla musica tipicamente indiana a introdurre l’espansione “Uncharted: The Lost Legacy” ai corpi veri appesi che riproducevano una scena di “Days Gone”. E poi tantissimi giochi di luce. Semplicemente favoloso. Ma, complice la già accennata mancanza di nuovi titoli e una parentesi VR che non ha convinto nessuno (il gioco della pesca di “Final Fantasy XV”? Per davvero?), non mi sento di promuovere questa conferenza. Bellissima visivamente, ma senza contenuti effettivi, senza nemmeno qualche data d’uscita.

NINTENDO

Chiude questa infinita carrellata il digital event di Nintendo. Ma è una chiusura col botto. Gli annunci in sequenza di un nuovo “Kirby”, del ritorno di una saga storica come “Metroid”, di un RPG dedicato ai “Pokemon”, tutto in esclusiva sulla neonata Switch. Per non parlare della conferma dell’arrivo entro fine anno di un colosso come “Xenoblade Chronicles 2”, che abbandona la fantascienza dell’ultimo capitolo per riabbracciare uno stile fantasy (forse troppo derivativo dalla serie “Tales Of”?), ma sempre magnetico e pronto a stravolgere ancora una volta il genere dei JRPG. E poi lui. Poteva mai mancare lui? Mario, oh, Mario! Il nuovo trailer di “Super Mario Odissey” non è descrivibile in altro modo se non da capogiro. Questo nuovo capitolo sembra essere innanzitutto un compendio del genere platform, con tutti gli stilemi che abbiamo imparato a conoscere in questi 30 anni, riprendendo suggestioni e modalità non solo dall’ancora insuperato “Super Mario 64”, ma anche da quella gemma di “Super Mario Sunshine”. E non è tutto, perché porta con sé anche un carico di novità e di innovazione mastodontico, grazie all’utilizzo dell’inedito cappello vivente dell’idraulico baffuto, capace ora di fargli prendere possesso di ogni nemico classico (e non solo!) e di aiutarlo nei salti più lunghi.

Si è chiusa così questa fase dell’E3. Non sarà stato il più avvincente della storia, ma come ogni anno non ha mancato di farci sognare.  

Luciano Ben Moscariello

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