Facoltà di Medicina, pochi posti per le specializzazioni

9 marzo 2015 di

Da quando si è costituita, la Facoltà di Medicina dell’Università di Salerno ha dovuto lottare duramente per ogni singola conquista che è riuscita a conseguire. Essa rappresenta un po’ lo specchio della realtà nazionale: una tradizione scientifica illustre, che affonda le sue radici nel Medioevo, che promuove eccellenze riconosciute anche all’estero, ma vessata dalle politiche di austerity degli ultimi anni. E anche per la Facoltà di Salerno, dopo aver raccolto consensi e patrocinio morale a piene mani tanto dalla Regione quanto dal MIUR, ora si tratta di darsi da fare per ottenere una modesta percentuale di ciò che era stato promesso.

Con degli standard di tutto rispetto, sui quali l’Osservatorio Nazionale della Formazione medica specialistica lo scorso anno si è espresso con ammirazione, e con un bacino d’utenza tutt’altro che ristretto, la Facoltà di Medicina di Salerno si ritrova a poter garantire ai propri studenti solo 4 Scuole di Specializzazione attive basandosi sui fondi ricevuti dallo Stato e dalla Regione. Nonostante, nemmeno un anno fa, la Facoltà era stata giudicata idonea per ospitarne 24. Nell’intervista che segue, Francesco Iannello, Presidente dell’Associazione Scuola Medica Salernitana nonché membro del Senato Accademico, ci parla della situazione attuale e di quali sono le prospettive sulle quali conviene puntare.

protesta medicina

In questi giorni si parla spesso dell’inadeguatezza della quantità di posti disponibili per le scuole di specializzazione di Medicina, in relazione alla quantità di studenti che vorrebbero accedervi. I numeri sono davvero così preoccupanti?

Al livello nazionale noi parliamo di circa 7000 posti disponibili, aumentato forse a 9000 dopo l’ultimo piano previsto da Renzi. I laureati in Medicina arrivano a 12000 all’anno, quindi come si nota ci troviamo comunque in un imbuto in cui si contano più laureati che posti nelle scuole. Per quanto riguarda la situazione di Salerno il quadro è decisamente preoccupante, in quanto abbiamo circa 8 posti disponibili per 4 scuole attive, quindi ci troviamo in condizioni decisamente peggiori rispetto alla situazione nazionale.

Solo 4 scuole attive? E’ strano, perché nel luglio 2014 il MIUR aveva parlato della possibilità di 24 scuole di specializzazione che Salerno sarebbe in grado di ospitare, e nell’agosto dello stesso anno erano state garantite 18 borse di studio. Cos’è successo nel frattempo?

Noi al momento abbiamo i requisiti per aprirne 8, per il resto si sta lavorando. Il direttore del Dipartimento di Medicina e Chirurgia Capunzo e il rettore Tommasetti si stanno impegnando costantemente per aumentare questo limite. Si spera che in futuro, oltre alle 4 attualmente disponibili, si possa lavorare per ottenere qualcosa in più, anche se le condizioni attuali non fanno sperare in bene.

8 posti disponibili per la Facoltà di Salerno, a fronte dei circa 400 disponibili per la Facoltà della Federico II. Quali sono le ragioni di questo scarto, tenendo conto che anche la Regione Campania collabora all’erogazione di fondi per le borse di studio?

Innanzitutto quella della Federico II è una facoltà storica, e una delle maggiori in Italia. Noi non puntiamo assolutamente a sostituire loro, quanto piuttosto ad affermarci principalmente all’interno della regione, e poi sul panorama nazionale. C’è da dire comunque che noi abbiamo un bacino d’utenza abbastanza ampio, in quanto la nostra Facoltà attira sia gli abitanti della provincia di Salerno che quelli della provincia di Avellino, e parliamo di 1 milione di abitanti all’incirca. Andrebbe fatto un lavoro sia dal punto di vista regionale che dal punto di vista nazionale, ma purtroppo non è facile, in quanto si tratta di risolvere questioni non solo tecniche, ma anche politiche, ed è un lavoro che purtroppo non compete a noi studenti.

Un’ultima domanda: sono previste iniziative da parte degli studenti? Quanto sono coinvolti i docenti e le associazioni studentesche?

Noi sicuramente abbiamo attirato l’attenzione dei media e della cittadinanza 2 anni fa, con la protesta che tutti hanno potuto seguire nelle sue varie fasi e tutto il processo che abbiamo messo in moto noi studenti per far partire la Facoltà. Non è immaginabile pensare di scendere in piazza ora come allora, perché all’epoca noi ci trovammo in una situazione abbastanza paradossale, chiusi fuori dalle aule nell’impossibilità di seguire i corsi e di proseguire con i tirocini. Attualmente, invece, dal punto di vista della didattica le cose funzionano decisamente meglio dopo 2 anni, quindi non è immaginabile organizzare in tempi brevi una protesta del genere. Sicuramente la nostra guardia è alta, siamo vigili sulle questioni che ci riguardano praticamente tutti i giorni.

Albio Scuotilancia