Fondazione Unisa risponde alle accuse di manifesta incapacità

5 luglio 2016 di

I lavoratori sono stati tutelati, come Fondazione abbiamo assicurato la continuità lavorativa“, questo il messaggio lanciato dalla professoressa Caterina Miraglia, presidente di Fondazione Unisa. La richiesta di chiusura della fondazione ormai è stata protocollata, ma la professoressa Miraglia non ci sta e rispinge al mittente le accuse di manifesta incapacità: “non sono legata alla poltrona, ma non posso concordare con chi afferma che la Fondazione ha fallito. L’ente è stato creato per cercare fondi, per assicurare il mantenimento della ricerca, che gioco forza ha bisogno di entrate esterne all’Università. Il controllo e selezione dei servizi sono stati un passo successivo.  Non capisco quindi quando si parla di inadempimenti a cosa ci si riferisca“.

Uno dei punti sicuramente più discussi della vicenda dei lavoratori addetti ai servizi di pulizia all’Università, è l’asta assegnata con un ribasso del 40% . “Parliamo di una gara internazionale, bandita prima che io arrivassi. Il 40% di ribasso, quando la seconda e la terza hanno fatto il 38%, mentre la Fisciano sviluppi ha l’1% di ribasso, non ha creato le condizioni giuridiche per cui si possa affermare che ci siano anomalie nelle offerte. La percentuale con cui si è chiusa l’asta, considerati anche i prezzi Consip (società che svolge attività di consulenza, assistenza e supporto nell’ambito degli acquisti di beni e servizi delle amministrazioni pubbliche ndr), è pienamente regolare, rientrante nel target di questo tipo di contratti, che di solito si chiudono al ribasso tra il 40% e il 60%“.

fondazione unisaLa professoressa Miraglia smentisce, inoltre, le voci che volevano una Fondazione Unisa distante dai sindacati: “sono stata la prima ad incontrare sindacati autonomi, che mi chiedo dov’erano quando, due anni fa, mutava l’organigramma dei lavoratori. Dov’erano i sindacati quando non si è difesa la posizione di 22 persone che avevano un contratto a 4 ore al giorno, ma che lavoravano da 20 anni, mentre si è proceduto a nuove assunzioni a 15 ore al giorno?“. Oltre a respingere le accuse, la professoressa rilancia ponendo sotto la lente d’ingrandimento il lavoro di chi secondo lei avrebbe dovuto difendere le istanze dei dipendenti: “ad oggi proroghe al bando non potevano essere fatte per legge, perché quindi i sindacati non hanno pensato all’epoca al pericolo che i lavoratori potessero perdere la continuità lavorativa? Adesso, con il tempo, con la garanzia che nessuno ha perso il suo posto di lavoro, si provvederà a migliorare la situazione. Le negoziazioni però devono avvenire con chi ha vinto l’asta”.

Questioni di priorità: prima la salvaguardia del posto, poi il miglioramento del contratto. “Abbiamo fatto in modo, tramite la clausola sociale, che i posti di lavoro fossero salvaguardati, anzi abbiamo reso il tutto più forte, evitando che chi subentri possa non assumere tutti, giustificando i licenziamenti con la chiusura di alcuni servizi. Una volta salvaguardato il vecchio possiamo pensare al miglioramento“. Un contratto in divenire quello che hanno davanti gli addetti ai servizi di pulizia dell’Università. “Ci sono tante modalità che possono essere portate avanti da un organo di vigilanza attivo. Può darsi che l’Università mi dia altre aree,  in tal caso sarà mia premura provvedere ad orientare, secondo le modalità di legge, le scelte. Un sindacato che si rispetta si sarebbe scandalizzato per la condizione dei lavoratori a 4 ore“.

La professoressa Miraglia ha inoltre precisato di essersi occupata in prima persona di tutelare i lavoratori: “prima ancora che uscisse fuori la questione ho inviato una lettera, protocollata alla ditta vincitrice diffidandola di superare la Clausola sociale, ma alla fine è stato fatto. Il problema delle ore è interno e si cercherà di superarlo, la differenza di prezzi è dovuta anche agli straordinari, che là dove ci fossero sarebbero pagati, tuttavia questi non fanno parte del pacchetto interno“.

L’affidamento alla Gioma Facility Managiament srl al momento è provvisorio. ”Abbiamo deciso di optare per l’assegnazione provvisorio per non interrompere il rapporti con i lavoratori. Nei prossimi 30 giorni se qualcuno dei partecipanti al bando dovesse ritenere che c’è stata turbativa d’asta potrà rivolgersi alla Procura. Se non avessimo fatto in questo modo tra aggiudicazione e assegnazione dell’appalto i dipendenti si sarebbero visti senza alcun lavoro“.

La vicenda degli addetti ai servizi di pulizia e igiene dell’Università sembra non avere ancora un responsabile. Le parti, Fondazione e sindacati, scaricano le proprie responsabilità, mentre i lavoratori restano in attesa di certezze. Il bando di gara doveva fornire maggiori garanzie? I sindacati dovevano tutelare i lavoratori, senza aspettare di giungere alla fine della trattativa? Queste sono domande a cui, per il momento, non possiamo rispondere, a voi lettori le conclusioni.

Tommaso Mauro