Furto abete alla galleria Umberto I: ecco i colpevoli

26 novembre 2013 di

Napoli è decisamente una città versatile, che si presta a essere incantevole in estate come in inverno. Certo è che io sono un assoluto tifoso della stagione dei cappotti, per motivo del tutto estranei all’ingombrante “vestirsi a cipolla”.

Non vantiamo le ambiziose luminarie della vicina Salerno, non ci divertiamo a mettere pinguini luminosi sugli scogli del lungomare. Non mostriamo paesaggi imbiancati degni delle nordiche città europee, al massimo (usanza molto recente) raffazzoniamo un pista di ghiaccio fuori al Maschio, con la ferma convinzione che solo il 2% della popolazione sappia pattinare.
Però tutta una serie di tradizioni hanno creato, sicuramente in me, il mito di una stagione romantica dove tutto avviene con una cadenza certosina, forse timorosi che al minimo intoppo il bambino Gesù si rifiuti di nascere.
Allora: tutta una filmografia tra la filosofia e la comicità (su tutti ‘Natale in casa Cupiello); San Biagio dei Librai presa d’assalto da turisti e appassionati che mirano con fanciullesca attenzione le opere da esposizione, che però vogliono solo stare in mezzo alla gente e alla strada; l’incrollabile proliferare di bancarelle di ogni genere e consumo; l’odore di zolfo dei fuochi d’artificio; il Raffaiuolo…

NapoliL’abete di Galleria Umberto I è parte integrante del quadro folkloristico, compresa la sua puntuale sparizione poco dopo la sua trionfante entrata in scena. Anche quest’anno, meno di 24h dopo averlo posizionato al centro della Galleria, l’albero è stato rubato. Troverete tutte le informazioni del caso in giro sul web, se v’interessa sapere che alcuni ragazzini hanno spezzato i tiranti che lo tenevano su (l’albero misura circa dieci metri) e l’hanno trascinato faticosamente via. Questo è il copione della tradizione, ma vorrei analizzare chi c’è dietro il furto più infruttifero, faticoso e reiterato della storia. E sì, perché trascinarsi 10 metri di abete, difficile da occultare, senza molte possibilità di rivenderlo, nel centro storico di una città di 2 milioni di abitanti, deve per forza nascondere un significato più ampio del semplice “ragazzini che vogliono divertirsi”.

Ebbene, posto che parliamo dei mandanti ipotetici, il primo caso vede un letterato filosofo di mezza età, un personaggio alla De Crescenzo che vede di malocchio tutti i feticci natalizi che non siano il Presepio. Questa persona ha sicuramente avuto un’educazione rigida a riguardo, pregna di varie teorie sul posizionamento dei Re Magi e conoscenza in merito all’urbanistica della Betlemme anno 0. Il furto per lui rappresenta la rivendicazione di una tradizione familiare, ed é disposto a pagare bene i quattro scugnizzi che faranno il lavoro sporco.
Il secondo archetipo é un tipico noglobal anticapitalista. Ha già avuto molto da ridire sull’America’s Cup, va in giro bofonchiando contro i turisti e frequenta via Roma solo per andarci a fare la pipi sui muri. Per lui il furto é un gesto dissacrante pieno di significato; l’albero é di per sé incarnazione del Natale profano, adatto ad accogliere i regali, ricchi quelli della Galleria, piena di negozi ben disposti a svuotare i portafogli più in carne. Generalmente vuole essere in prima linea durante l’azione, ma necessita dell’aiuto di volontari ecologisti che lottano contro la condizione insostenibile dell’abete.
Terzo indiziato, il guastafeste. La mente di costui é quanto meno deviata: possiede una casa con un caminetto, la sua unica tradizione natalizia è guardare il Grinch, da solo; smette di comprare legna da ardere due mesi prima di Natale; il suo modus operandi prevede aspettare che l’albero sia pieno dei desideri della città, organizzare un piano minuzioso ed effettuare il furto. Non si può descrivere il suo godimento quando la notte di Natale dà fuoco ai ceppi dell’abete con i bigliettini della gente.

Questa potrebbe essere una visione troppo colorita della vicenda, o qualcosa di non molto distante dalle stranezze che passano sotto il Vesuvio. D’altronde, ripeto, non fosse vero bisognerebbe sempre trovarla una spiegazione logica al perché, mentre scrivo, l’albero sia già stato ritrovato. Smentite le versioni precedenti, mi viene solo da pensare ca s vulev fà na cammnat.

Salvatore Tancovi

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