Golden Globe Televisivi 2017

9 gennaio 2017 di

Come ogni anno, a meno di due mesi dalla celeberrima notte degli Oscar si svolgono i cosiddetti antipasti, ovvero i Golden Globe. Non sono, però, un appuntamento per i soli patiti di cinema, poiché vengono assegnati anche alle migliori produzioni seriali dell’anno appena passato e, spesso, si sono dimostrati ben più lungimiranti e competenti dei più blasonati Emmy. Quest’anno le cose non sono andate diversamente, visti i premi a prodotti forse anche meno noti ma di gran lunga più meritevoli di alcune serie dai nomi altisonanti. Ma andiamo con ordine.  

Le sorprese iniziano fin dalla prima categoria, ovvero la “miglior serie drammatica”, vinta da quel gioiellino che risponde al nome di “The Crown”. La serie fino ad ora più costosa di Netflix porta a casa questo premio a sorpresa perché, effettivamente, quasi nessuno ne ha parlato. Eppure al momento non esistono molti telefilm che possano vantare una direzione, una scenografia, una fotografia e una sceneggiatura come quelle di “The Crown”, su un argomento comunque estremamente delicato come i primi anni di regno dell’attuale regina d’Inghilterra Elisabetta II, meravigliosamente interpretata da Claire Foy, anch’essa vincitrice come “miglior attrice in una serie drammatica”. Chapeu, nient’altro da dire.

Un’altra vittoria a cui, forse, in pochi credevano è rappresentata da “Atlanta” come “miglior serie commedia o musicale”, seguita a ruota dal premio come “miglior attore in una serie commedia o musicale” assegnato al protagonista Donald Glover. Entrambi meritatissimi. “Atlanta” è stato un fulmine a ciel sereno, un prodotto formidabile che le manda a dire a tutto e a tutti. Con uno sfondo così complicato come la scena rap afro-americana di Atlanta, Donald Glover è riuscito ad affrontare anche temi come la violenza della polizia o la corruzione e la depravazione che si celano dietro l’industria musicale, il tutto con un suo preciso stile e linguaggio. Se non è una firma d’autore questa.

Per quel che concerne, invece, il campo delle miniserie o film televisivi, la parte del leone l’hanno fatta “The People v. O.J. Simpson: American Crime Story” e “The Night Manager”, due miniserie che tutti si aspettavano. Semplicemente non hanno rivali. Una riesce a ripercorrere la storia di un processo tanto celebre quanto recente suscitando suspence ed emozioni a non finire, l’altra è una spy story con un cast d’eccezione (i premiati Tom Hiddlestone e Hugh Laurie, sontuosi), forse la prima vera spy story da oltre un decennio.

Ad ogni modo in questo trionfo qualche nota stonata c’è: Billy Bob Thornton come “miglior attore in una serie drammatica” per un ruolo banale in un legal drama banale come “Goliath” è un furto, specialmente se tra i candidati erano presenti nomi come Rami Malek e Matthew Rhis, che in modo opposto hanno fatto una mini-rivoluzione con i loro personaggi rispettivamente in “Mr. Robot” e “The Americans”; discorso simile per Tracee Ellis Ross, premiata come “miglior attrice in una serie commedia o musicale” per il suo ruolo in “Black-ish”, che perlomeno è riuscita a dare un tocco peculiare al suo personaggio ed ha trionfato anche per mancata concorrenza.

Luciano Ben Moscariello

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