Il Rettore in bacheca

29 marzo 2017 di

I più perspicaci se ne saranno già accorti: all’Università degli Studi di Salerno si respira aria di competizione. Dovrebbe avvicinarsi il fatidico momento delle elezioni studentesche, e lo strumento comunicativo più sfruttato dell’ateneo è lo spazio d’affissione per eccellenza: la bacheca pubblicitaria. La manovalanza delle associazioni combatte una dura lotta per accaparrarsi un piccolo angolino in una cornice di legno, armata di scotch e di slogan d’eccezione.  Ma la storia che vi raccontiamo oggi non ha nulla a che fare con studenti alle prese con la propria scalata universitaria, bensì con qualcuno che già da un po’ occupa una Magnifica posizione.

Tra i luoghi più attraversati dagli studenti immersi in libri, ansia, appunti e sogni dai quali ancora devono svegliarsi, c’è sicuramente il “Bar di Lettere” compresso tra “leggi” e “letteratura”,rettore in bacheca schich che offre nella zona balconata due appetibili bacheche pubbliche sulle quali i “bravi” delle associazioni sono soliti riporre le proprie locandine e manifesti di propaganda. Mimetizzati tra la gente, oggi, due tipi loschi, muniti di giganteschi sinistri rotoli di carta, si aggiravano indisturbati nella zona adiacente al corridoio di passaggio, finché “per caso” non si sono imbattuti in una delle sventurate bacheche, la cui colpa è stata quella di ospitare fin troppi annunci e affissioni. Così tanti, così ingombranti, così invadenti, da nascondere l’umile manifesto, lungo 1,50 m, che riportava il luogo e l’orario dell’evento a cui il Rettore avrebbe partecipato. La conseguenza di una tale mancanza di rispetto nei confronti del Magnifico si è tradotta nello strappo violento di manifesti, annunci di pubblicità, proposte di affitto, inviti alle feste, e di qualunque cosa oscurasse il rosso sgargiante della speciale locandina. “Il rettore si arrabbia”, “qui i manifesti non si attaccano”, “non lo vedono che c’è il nome del Rettore?”. E tutta la carta giace a terra, inerme, portata via dalla bacheca-madre, disgregata, senza identità. Senza neanche un’adeguata sepoltura, lasciando in bella vista i corpi del reato (tanto puliscono gli addetti alle pulizie).

Tutto è accaduto con un silente sottofondo. Come se fosse la cosa più naturale del mondo strappare manifesti perché nascondono quello in cui compare il nome del Rettore. Solo due anni fa, in piena campagna elettorale, gli edifici umanistici venivano tappezzati di locandine barbaramente strappate e l’intera comunità studentesca uscì scossa dall’accaduto. Oggi la storia ha avuto modo di ripetersi. E, alla luce di quanto è emerso, l’università appare profondamente incoerente sentendosi libera di eliminare a proprio piacimento tutto quello che incide sulla visibilità del Magnifico, mentre, poi, nelle aule, a convegni ed eventi istituzionali, si predicano moralità, legalità, rispetto delle leggi e tolleranza. Tutti rigorosamente razzolati male. Come possono, allora, gli studenti restare ancora più lontani da questi atti vandalici se poi, a commetterli, sono gli stessi vertici dell’università?

La Redazione

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