Io non sarei reale? Perché, tu lo sei?

16 dicembre 2015 di

“Io non sarei reale? Perché, tu lo sei? C’è qualcosa di reale? Guarda tutto questo! Un mondo costruito su delle fantasie. Emozioni sintetiche sotto forma di pillole. Guerra psicologica sotto forma di pubblicità. Lavaggi del cervello attraverso i media. Isolamento in campane di vetro attraverso i social network. Vuoi parlare di realtà? Non ci andiamo neanche lontanamente vicino fin dall’inizio del secolo! L’abbiamo spenta, tolto le batterie, il tutto mentre buttavamo i resti nella discarica della condizione umana in eterna crescita. Andiamo su e giù sui nostri display digitali, ipnotizzandoci fino al più grande torpore che il genere umano abbia mai visto. Devi scavare parecchio a fondo prima di trovare qualcosa di reale.”

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Parole di Elliot Alderson, protagonista di “Mr. Robot”, serie tv andata in onda quest’estate su USA Network che nel giro di un mese ha conquistato milioni di telespettatori entusiasti. Merito di un prodotto davvero con le “palle sotto”, dalla trama in sé a tutte le tematiche che tocca. Ma di cosa effettivamente tratta? Non è facilissimo rispondere a questa domanda, perché la sua struttura è volutamente folle: tutto si basa su Elliot, un hacker che lavora in una società di cyber-security con la smania di voler cambiare il mondo. Elabora un piano, che consiste nello smantellare la più grande multinazionale del mondo, la E-Corp (da lui chiamata Evil-Corp), distruggendo qualsiasi file contenente i debiti che praticamente ogni persona ha nei confronti di questa società. Lo scopo quindi è la più grande ri-distribuzione della ricchezza che l’umanità abbia mai visto. Tutto diventa molto folle a causa della personalità di Elliot: paranoicità, dipendenza da morfina, allucinazioni, problemi relazionali, difficoltà nel distinguere il reale dall’irreale, persone morte e non, quindi affermare che sia una persona problematica è quanto mai calzante. Lo spettatore, vedendo tutti gli avvenimenti tramite il punto di vista proprio di Elliot, sarà quindi presto trascinato nella sua mente contorta, giungendo si a capire cosa stia succedendo o cosa sia successo, ma sempre con il dubbio sul come, sul perché, su quali persone siano davvero esistenti o no, senza poter mai arrivare ad una risposta definitiva. Un’impostazione che funziona magistralmente. Per buona parte, in definitiva, questa serie diventa un grande trip mentale ma ne vale davvero la pena, anche solo per vedere qualcosa di veramente diverso. Ed Elliot è sicuramente un pazzo, ma spesso la verità si trova proprio nei folli.

Elliot, infatti, riesce ad avere una visione straordinariamente lucida di come sia ridotta l’umanità nell’età della tecnica. C’è qualcosa di reale? La domanda è lecita ora come non mai. Basta “andare su e giù sui nostri display digitali” anche solo per pochi minuti per rendersene conto. Tutto ciò che si trova non è reale, è solo ostentazione. Tutto si riduce ad un mero ostentarsi in un certo modo perché anche x e y lo sono. Wow, che profondità di carattere. Siamo una generazione che si dichiara originale ma parla per citazioni, ovviamente senza sapere di chi. Siamo una generazione senza interessi e senza passioni, perché qualsiasi passione si possa trovare soltanto guardandosi attorno è ancora una volta ostentazione. Siamo una generazione non ignorante, non che non sa o che non impara, perché in questo caso sarebbe rimediabile anche molto facilmente (basta un click dopotutto), ma che non VUOLE sapere e imparare. Passeremo alla storia come la generazione capace del più grande miracolo: cestinare 4000 anni di cultura di ogni sorta. La citazione su cui provo un tentativo anche solo abbozzato di far riflettere vuole denunciare proprio questo: stiamo diventando individui vuoti. Contenitori di nulla che seguono qualsiasi cosa abbia un minimo di seguito solo per sentirci parte di qualcosa, non importa che sia un post di Facebook o un hashtag su Twitter. Una generazione a cui manca un contatto con sé stessa, che non riesce a stare con sé stessa. Ed è sicuramente uno dei più grandi segni di decadenza, perché la mancanza di questo rapporto dichiara mancanza di carattere, mancanza di opinioni, mancanza di idee. Siamo semplicemente un’unica grande mancanza. Ecco perché abbiamo bisogno di emozioni sintetiche, perché non ne abbiamo. Ecco perché abbiamo bisogno di distrazioni costanti, perché senza cultura la nostra mente non sa che fare. Ecco perché è cosi facile farci influenzare da ogni fattore esterno, ha terra fertile dove attecchire. Tutto questo in onore della tecnica, ma la tecnica non fa mondo. Annichilire la nostra mente in questo modo, ignorare la nostra naturale tendenza alla conoscenza e mascherare il nulla che oramai ci appartiene con delle fantasie sono gravi forme di autolesionismo che porteranno tutta l’umanità in un enorme baratro.

Allora è proprio vero che il reale si allontana sempre di più. Allora è proprio vero che per trovare qualcosa di reale ormai bisogna davvero scavare molto in profondità. E la cosa più divertente? Lo stiamo volendo noi.

Luciano Ben Moscariello

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