Joy: quando il sogno diventa successo

27 febbraio 2016 di

Si è parlato tanto di Jennifer Lawrence negli ultimi anni. Partendo dal fenomeno mondiale di “Hunger Games” che l’ha vista protagonista, l’attrice americana ha cavalcato l’onda del successo film dopo film, fino ad ottenere l’Oscar come miglior attrice protagonista nel 2013 e quest’anno la seconda nomination nella medesima prestigiosa categoria, grazie all’ennesima collaborazione con il regista David O. Russell.

Il nuovo volto della Lawrence è “Joy”, una donna dalla forte inventiva costretta però a mettere da parte i propri sogni di fronte alla cruda realtà. Il film è liberamente ispirato alla vita di Joy Mangano, l’inventrice del “miracle mop” (un nuovo modello di scopa, che noi chiamiamo “mocio”) che le permise di raggiungere l’apice del successo nella vendita di prodotti per la casa. Una scalata fatta di lacrime e sudore, un continuo cadere e rialzarsi che l’ha portata a costruirsi la giusta corazza per affrontare una montagna di rovi.

Joy interpretato da Jennifer Lawrence

Joy è una donna alle prese con una famiglia confusionaria. In seguito al divorzio, la madre è diventata talmente appassionata di telenovelas da trascorrere tutta la vita davanti allo schermo della televisione, mentre il padre – interpretato da Robert De Niro – ha intrapreso una serie di relazioni disastrose che l’hanno condotto spesso a bussare alla porta di casa di sua figlia in cerca di ospitalità. Come se non bastasse, nel seminterrato Joy ospita il suo ex marito, cantante fallito che non contribuisce affatto alle spese di famiglia e padre dei suoi due bambini. Sulle spalle della donna gravano tante vite, forse troppe, e le risulta quasi normale dimenticare che, in fondo, una vita dovrebbe averla anche lei. La scintilla d’inventrice torna diciassette anni dopo, in seguito a un sogno rivelatore. «Quando ti nascondi, sei al sicuro perché le persone non ti vedono. Ma la cosa buffa del nascondersi è che sei nascosto anche a te stesso», le dice la Joy bambina, per poi ricordarle quanto sia dolce il sapore dei sogni.

Ciò che una bambina non può sapere, però, è quanto quel sapore possa essere anche tremendamente amaro, se ti vengono chiuse le porte in faccia, sensazione alla quale la Joy adulta si è ben presto abituata. Dopo tanti capitomboli, alzarsi in piedi e ignorare le ginocchia sbucciate diventa routine per lei.

“Joy” è un film capace di mescolare dramma e commedia, ma soprattutto di farci riflettere su quanto sia necessario essere caparbi per raggiungere un obiettivo. Le porte non si apriranno mai da sole, né tantomeno verranno aperte da qualcun altro. Possiamo fare affidamento soltanto su noi stessi. Soprattutto perché, come ci insegna Joy, il sapore del successo raggiunto con le nostre forze è il più dolce che ci sia al mondo.

Cristina Migliaccio

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