La 4a stagione di Sherlock è un crimine contro lo spettatore

17 febbraio 2017 di

Premessa: questo articolo contiene spoiler.

Uno dei più grandi fenomeni seriali degli ultimi anni è sicuramente stato “Sherlock”, uno di quei prodotti che ha davvero alzato a dismisura l’asticella qualitativa delle serie tv in generale. Questa è una verità sacrosanta: la sceneggiatura è eufemisticamente geniale e a tratti anche visionaria, capace di catturare nel giro di attimi l’attenzione totale dello spettatore e di creare colpi di scena a ripetizione mantenendo una sua coerenza; la regia è da applausi, ha un suo stile peculiare e unico, fatto di transizioni repentine e primi piani quasi congelati; la recitazione e la cura nel creare personaggi sono maniacali, ogni gesto, ogni parola, ogni espressione veicola perfettamente le emozioni vissute nelle varie situazioni.

Si tratta di un capolavoro, senza riserve. E come ogni capolavoro che si rispetti, ad un certo punto qualcosa si rompe, si spinge in maniera esagerata su determinati fattori e l’equilibrio magico svanisce d’un soffio. La 4a stagione, infatti, è un abominio, un errore totale dettato dal voler sorprendere a tutti costi lo spettatore e dal creare un’attesa smisurata che si risolve in una pura burla. Non si tratta di un abbassamento di qualità, una sorta di annata storta che può davvero capitare a chiunque (il pensiero vola immediatamente alla 4a stagione di “White Collar” o alla 5a di “Dexter), ma proprio qualcosa di concepito male.

In realtà, già al terzo ciclo di episodi “Sherlock” aveva mostrato il fianco ad alcune debolezze, ma grazie ad una première monumentale che giocava sul sottile confine tra il drammatico e il grottesco e un finale che, a mente fredda, risultava inevitabile (Magnussen e il suo archivio mentale potevano essere disinnescati soltanto ponendo fine alla sua vita), tutto fu perdonato e dimenticato. Dopotutto, era tornato in pompa magna Moriarty, probabilmente il miglior villain mai visto sul piccolo schermo, coi suoi piani folli e con quel “Did you miss me?” che ha risuonato nelle teste dei fan per ben due anni.

E finalmente, il 1 Gennaio 2017, è arrivata la 4a stagione, come sempre composta da 3 episodi.

La sensazione, fino a metà della première, è quella di trovarsi al cospetto di un momento epocale, con la tensione che cresce pian piano, una sceneggiatura e una regia che raggiungono vette estetiche superbe e il racconto poetico del mercante di Samarra in sottofondo. Peccato che tutto si trasformi in una retrospettiva sulla vita di Mary, la moglie di John Watson ed ex-spia. Non è finita qui, perché ovviamente alla fine Mary muore, con tanto di addossamento della colpa sul povero Sherlock. Qui non si tratta semplicemente di aver girato un episodio che francamente nessuno voleva e di cui nessuno sentiva l’esigenza, ma di aver già commesso due errori atavici della storia dei telefilm: incentrare un episodio sul passato di un personaggio per poi decidere di farlo morire alla fine dello stesso è un espediente narrativo banale, ingenuo e di gran lunga superato; John che accusa Sherlock dell’accaduto porta ad un altro escamotage altrettanto ingenuo e banale, ovvero al classico episodio in cui si spreca un’ora e mezza per far tornare tutti amici e contenti, come se nulla fosse successo. Un disastro su tutta la linea per un prodotto il cui marchio di fabbrica era proprio l’imprevedibilità e la freschezza dell’impianto narrativo.

Bisogna, però, parlare anche dell’unico aspetto riuscito della stagione, ovvero Eurus, la sorella di Sherlock e Mycroft. Il colossale colpo di scena con cui viene rivelata la sua esistenza è effettivamente magistrale, preparato sottotraccia durante le due puntate. Ma la scelta di sacrificare due episodi su tre soltanto per provocare quella sospensione di incredulità in chi guarda è a dir poco oscena e inconcepibile. La 4 stagione, dunque, comincia a tutti gli effetti dall’ultima puntata.

Non è ancora finita, dunque. La terza e fatidica parte soffre e perde ogni sua velleità di redenzione proprio a causa delle scelte disgraziate compiute fino ad ora. Tutto vuole concludersi nell’ultimo quarto d’ora d’orologio ed è un susseguirsi di situazioni ai limiti del ridicolo e del clownesco. Basta nominare l’amico d’infanzia di Sherlock, buttato in un pozzo da una Eurus ragazzina per una questione di gelosia. Decide, inoltre, di nascondere questo delitto dietro ad una canzoncina che canticchiava in continuazione, a detta di tutti nella serie incomprensibile, ma che rivela chiaramente come il ragazzo sia stato affogato. Non ha nessun senso che né Sherlock, né Mycroft o i loro genitori o quelli della vittima non comprendessero la metafora o che, anche solo cercandolo, non avessero pensato al pozzo situato nei dintorni. E tutta la puntata è colma fino all’orlo di situazioni simili.

Alla luce di tutto questo discorso, io non riesco a concepire la 4a stagione di “Sherlock” se non nei termini di un’oscenità concettuale. Non bisogna difenderla solo perché ha lo status di prodotto fenomenale.

Luciano Ben Moscariello

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