La cancellazione di Scalebound

28 gennaio 2017 di

Si, è giunto il momento di affrontare tematiche che fanno infuriare le umane genti, poiché il 9 Gennaio scorso Microsoft ha deciso di interrompere lo sviluppo e, dunque, di cancellare “Scalebound”, uno dei giochi più attesi di questo 2017 ed esclusiva di punta di Xbox One. Si tratta di una decisione molto importante, che getta ulteriori ombre su quella che è la strada intrapresa negli ultimi tempi dalla casa di Redmond. Oppure, illumina ulteriormente quello che sembra essere un vicolo cieco privo di tombini o di scale antincendio.

Cerchiamo di riepilogare un po’ la situazione: “Scalebound” era un action RPG open world con ambientazione fantasy sviluppato da Platinum Games, gli autori di giochi a dir poco eccellenti come i “Bayonetta” o sottovalutati come “Vanquish”. Peculiarità del gioco era il rapporto molto stretto tra il piuttosto tamarro protagonista e il suo drago, caratteristica che influiva prontamente sul gameplay grazie ad un combat system molto simile a quelli presenti nella serie “Devil May Cry”, ma esteso tramite vari comandi da impartire al nostro amico ricoperto di scaglie. Un’idea fresca, un mondo e un immaginario affascinanti e un team di sviluppo che negli ultimi anni si è dimostrato uno dei migliori dell’intero panorama videoludico, gli ingredienti per un grande gioco c’erano tutti e l’entusiasmo a seguito della presentazione all’E3 2014 lo dimostra. Microsoft coglie la palla al balzo e pubblicizza ad ogni occasione il prodotto, mostrando un appoggio quasi incondizionato per quello che pian piano diventa un system seller per la sua console ammiraglia.

Viene naturale chiedersi cosa sia successo allora. Specialmente nel 2016 le demo mostrate e fatte provare al grande pubblico non avevano entusiasmato, anzi, avevano fatto storcere un bel po’ di nasi. Nonostante si fosse sempre convinti che il genio di Hideki Kamiya con i suoi avrebbe garantito ancora una volta quel salto di qualità che rende i loro prodotti indimenticabili, questo fattore ha sicuramente incrinato i rapporti con Microsoft. D’altro canto, sono irremovibilmente convinto che i Platinum questa volta abbiano tentato qualcosa di fin troppo complesso e vasto per loro, a giudicare anche dai rumors che riferivano gravi ostacoli nello sviluppo e addirittura varie crisi creative. Il passaggio da giochi piuttosto ristretti ed esperienze molto condensate ad un vasto open world con forti elementi ruolistici è davvero un salto mastodontico. Troppo, a quanto pare. Considerando la riservatezza tipica delle software house giapponesi, questa è la massima genesi che si può ricostruire di una cancellazione a dir poco dolorosa.

In situazioni simili, chi ne esce sconfitto e chi subisce il più grande danno a livello di immagine è sempre il publisher. Più in generale, però, è il comportamento negli ultimi 2 anni di Microsoft a destare sgomento, basta sforzare un po la memoria e ricordare la cancellazione di “Fable Legends” e la chiusura degli stessi Lionhead Studios. Vien da sé collegare tutti questi elementi alla semplice considerazione che Microsoft non guadagna molto dal settore gaming (mentre invece per Sony, ad esempio, è il settore più fiorente), essendo la prima Xbox stata lanciata più per questioni di immagine che nemmeno per reale interesse. La gestione virtuosa di Xbox 360, almeno fino al lancio del Kinect, non deve far ingannare. Ma ciò davvero basta a giustificare un comportamento tanto impaziente e noncurante? E non bisogna tralasciare che questo 2017 sarà anche l’anno del lancio della tanto chiacchierata Xbox Scorpio, la console più potente mai realizzata fino ad ora, ma che avrà forti paletti a causa delle limitazioni imposte dalla necessità di supportare ancora per qualche anno l’hardware precedente. A mio parere, non ci vuole un genio a comprendere che questa rincorsa tecnica che non potrà nemmeno essere sfruttata non ha senso. Lavorare su un hardware ma senza tener conto del software è di principio qualcosa di globalmente sbagliato, una strategia scellerata.

A meno di sorprese clamorose all’E3, all’orizzonte si prospettano tempi bui e tempestosi per Microsoft…

Luciano Ben Moscariello

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