La lunga vita di Camilla Verdi

13 novembre 2016 di

Alzarsi al sorgere del sole era diventata un’abitudine per me, accompagnata ogni mattina dal canto di un gallo che allietava ogni mio risveglio.
Quel giorno il sole splendeva alto nel cielo. Mi alzai con molta fatica dal letto e scesi le scale pian piano aggrappandomi alla ringhiera di legno, già alquanto logorata. Mi diressi in cucina e mi misi a sedere. Le gambe non erano più quelle di una volta, dovevano riposare e un dolore lancinante percorreva il mio corpo ogni volta che facevo un passo. Il lato positivo del sedersi è che potevo finalmente soffermarmi ad ammirare.
Da giovane raramente guardavo ciò che mi circondava con attenzione, tendevo sempre a impiegare il mio tempo in cose futili. Nell’ultimo periodo, in cui non riuscivo a muovermi bene, potevo osservare particolari a me prima estranei. Persino la campagna sembrava ancora più bella di un tempo. Alberi maestosi con i loro rami sembravano toccare il cielo e fiori variopinti ravvivavano l’ambiente con colori sfavillanti. Di fronte a me, si spianava una distesa di silenzio in cui la natura regnava sovrana. Guardando fuori dalla finestra sentivo una quiete assoluta, anche se, non molto tempo dopo, compresi che non sarebbe durata a lungo.
Quel pomeriggio mio figlio Samuel venne a farmi visita, dopodiché la mia vita cambiò completamente.
Sapevo di non potermi più muovere con facilità, ma andare via da lì mi sembrava un’idea lontanissima, inimmaginabile. Quel giorno invece feci le valigie e portai con me i ricordi più preziosi: le foto, i gioielli appartenenti a mia madre e un regalo di mio padre: un carillon.
Andandomene lasciai un pezzo del mio cuore in quella casa. Non avrei più rivisto la mia amata campagna e, da allora, nient’altro mi sarebbe sembrato altrettanto bello.
Le mia età e le mie umili origini mi impedivano di abituarmi alla vita caotica di una grande città. Roma era magnifica con i suoi palazzi, le sue sculture e la sua arte, ma mi sentivo piccola in confronto a ciò che mi circondava. Mi sentivo travolta da un mondo che non mi apparteneva.
Ho trascorso gli ultimi anni immersa nei ricordi, vedendo crescere i miei nipoti ed essendo ospite di mio figlio, mentre una frase mi ha accompagnata per tutto questo tempo, un’affermazione di Gesù tratta dal Vangelo che recita: “Pietro Pietro quand’eri giovane andavi dove volevi, quando sarai vecchio ti porteranno dove non vorrai”.

Paola Renna

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