La Macchia 4.0

31 marzo 2015 di

Periferia significa circonferenza. Le strade di una circonferenza non portano da nessuna parte. Non fanno altro che girare intorno al centro, senza mai toccarlo, soltanto sfiorandolo, costeggiandolo per poi tornare sempre e comunque al punto di partenza. Sei finito sulla casella sbagliata. Ripassa dal via.

La periferia è un uroboro, un serpente che si morde la coda. L’inizio e la fine in un unico posto. Chi nasce in periferia, lo sa. Un, due, tre, stella. La periferia non si muove, è impantanata, impaludata, statica, senza tempo. Chi ci vive, rischia di affogarvi come nelle sabbie mobili, poco a poco, ma inesorabilmente. Il grido si trasforma in un sussurro, in un’eco lontana.

Ad aprile l’associazione socio-culturale Asinu darà voce a quest’eco, portando la periferia al centro della quarta edizione del suo Cineforum: “La Macchia 4.0”.

Quattro appuntamenti, quattro film diversi, un solo focus: riflettere su come la periferia agisca sull’umanità che la popola, plasmandola a sua immagine e somiglianza, ragionare su quanto l’ambiente in cui cresciamo segni il nostro destino, divenendo inevitabilmente parte integrante di noi stessi, forgiando il nostro carattere e scrivendo la nostra storia.

Si parte con “L’odio”. Diretto da Mathieu Kassovitz e uscito nel 1995, racconta una giornata di tre ragazzi, Vinz, Hubert e Saïd, rispettivamente di origini ebree, africane e arabe, che vivono nella banlieue parigina, alimentando costantemente l’unica emozione possibile in quella desolata realtà: la rabbia. Una rabbia sociale, una rabbia cronica che, a lungo andare, corrode le coscienze e sfocia in un sentimento vivo e radicato: l’odio del titolo, che avvelena i loro giorni.

Si prosegue con “Tutti giù per terra”, film del 1997, firmato Davide Ferrario, che ha per protagonista Walter (un perfetto Valerio Mastandrea), ventenne cresciuto nella periferia di Torino, costretto a nuotare nel mare vischioso della noia esistenziale, dell’apatia cronica, dell’assenza di prospettive per il futuro, di opportunità concrete, badando al solo, misero scopo di tenersi a galla nel nulla cosmico della società.

Per il terzo appuntamento sarà la volta di “City of God”, film brasiliano del 2002, diretto da Fernando Meirelles e Katia Lund, ambientato nella gigantesca favela di Rio de Janeiro, “La città di Dio”, che dà appunto il nome al film. Protagonista è il piccolo Buscapé che insegue il suo sogno di diventare fotografo, in un posto in cui spazio per i sogni non ce n’è, a meno che la carriera cui ambisci non sia nel narcotraffico.

L’ultimo appuntamento sarà, infine, dedicato a “Precious”, film del 2009, diretto da Lee Daniels, che racconta la storia di una ragazza afroamericana, obesa e semianalfabeta, che ha subìto negli anni abusi da parte del padre ed è rimasta incinta per la seconda volta. Ultima fra gli ultimi, Precious inizierà un difficile cammino alla scoperta delle sue qualità, del rispetto di sé stessa e del prezioso valore della vita, la sua e quella dei suoi figli.

Quattro film ricchi di spunti e stimoli, cui seguirà un dibattito arricchito dalla presenza di docenti e moderatori e dalla partecipazione di realtà come il collettivo Oi ne’- esperimenti provinciali per scoprire, poco a poco, il mondo marginale dell’umanità dimenticata, l’umanità periferica che freme, si agita, alza la voce al cielo. Un’umanità che parla lingue diverse, che abita i margini di Paesi completamente differenti l’uno dall’altro, ma condivide il senso di appartenenza e la volontà di farsi sentire.

E voi? Siete disposti ad ascoltare e a condividere pensieri e opinioni?

Vi aspettiamo il prossimo martedì 14 Aprile e per i successivi 3 martedì alle 14:30.

Guarda il trailer: http://bit.ly/1FcbNSt
Qui l’evento: http://on.fb.me/1CuNgkl

     

                                                                                                                                 Camilla Di Spirito