Lettera a Babbo Natale…

7 dicembre 2016 di

Caro Babbo Natale, lo so è parecchio che non ti scrivo, sarà che diventando grande mi sono dimenticato di quando ti aspettavo con trepidazione tra il 24 il 25 dicembre. Sai, ci sono volte in cui ci tornerei di fretta in quel periodo, in cui tutto mi sembrava così grandioso e io così piccolo, ma andava bene così, in fondo i sogni li tenevo nel cassetto vicino al letto e il domani mi sembrava risplendere di luce propria. Era il periodo in cui i 27 anni mi sembravano un’età adulta, tanto che mi immaginavo già con un lavoro pagato, una moglie, dei figli e una casa mia. Ti ricordi, ci perdevo le ore ad immaginarmi grande, pianificando una vita che mi sembrava perfetta, un gioiello che lucidavo ogni qual volta alzando gli occhi al cielo mi perdevo tra i sarà, farò e diverrò.
La mia più grande difficoltà erano le divisioni a due cifre, non le sopportavo ma stoicamente ero il primo ad alzarmi per farle alla lavagna
, in fondo, già all’epoca pensavo “via il dente via il dolore”. Poi sono cresciuto, non so quando esattamente, ma la tua notte è diventata una delle tante. Nessuna insonnia, nessuna trepidazione per il più piccolo rumore e soprattutto nessuna corsa a piedi scalzi e tremanti sotto l’albero la mattina del 25.

Crescere credevo fosse un viaggio in prima classe, ma anno dopo anno ho capito che non è così. Mi sono trovato a decidere se sgomitare o essere preso a gomitate, se correre e fare tutto di fretta oppure andare piano e fare bene, insomma una marea di imprevisti che in quei sogni ad occhi aperti non c’erano. Mi dirai che fa parte della vita, che ogni età ha la sue scelte e i bambinosuoi problemi e in fondo hai ragione, ma ora che quando faccio un colloquio di lavoro mi viene detto che uno stipendio non c’è, ma che acquisirò esperienza, che se mi piace scrivere lo posso fare anche senza essere pagato, che se sono giornalista devo fare i post su facebook, mi capirai se ti dico che è tutto più difficile. Mi dirai “va da un’altra parte, bussa ad altre porte”, ma qui tutto è così. Lo Stato vuole contrastare gli stipendi in nero, quando poi io e altri ragazzi lavoriamo gratis. Denunciare tutto? Per fare la fine di Simone Farina? Chi mi chiederai, bhe ci sta, anche a te la memoria può giocare qualche scherzo. Simone Farina è il giocatore dalla cui denuncia partì l’inchiesta “Scommessopoli”. Potrebbe sembrare una storia a lieto fine, ma non è così. Farina nel 2012 a 30 anni si è ritirato dal calcio giocato. Mi dirai che forse l’età o i piedi non erano più adatti al gioco, ma non mi toglierai dalla mente, che si è ritirato perché non aveva più opportunità di giocare. Chi parla viene fatto fuori, seppur non fisicamente. Lo so che sono grande e che probabilmente non avrai tempo per leggere questa mia lettera, ma semmai la leggerai il 25 dicembre sotto l’albero fammi trovare la spensieratezza di quegli anni, cossiché possa rispondere con un sorriso tutte quelle volte che invece spaccherei tutto.

Caro Babbo Natale, so che non esisti, ma mai come ora vorrei che tu esistessi, in fondo lo sappiamo non erano i giochi sotto l’albero a rendere magiche quelle notti, ma era lo sperare che qualcosa di magico si realizzasse, perché se tu potevi girare tutto il mondo in una notte, il domani non poteva poi far tanta paura…

Tommaso Mauro

 

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