L’insostenibile leggerezza dell’Università

25 aprile 2017 di

 “Istituzione e struttura didattica e scientifica di ordine superiore, pubblica o privata, articolata in facoltà, corsi di laurea, dipartimenti e istituti, e in scuole speciali, che ha il compito di rilasciare titoli accademici e professionali giuridicamente riconosciuti (attualmente, dopo la riforma del 1999, laurea di primo livello, laurea specialistica di secondo livello, diploma di specializzazione, dottorato di ricerca) a chi conclude positivamente i vari corsi.”

Questo è quanto l’enciclopedia ‘Treccani’ riporta se, sfogliandone le pagine, ci imbattiamo nella parola ‘Università’ . Sono sicura che, ad una prima lettura, nessuno possa obiettare circa la definizione di uno dei compendi del sapere della nostra lingua. Tuttavia, come spesso accade, la teoria diverge dalla prassi e si scontra con la realtà concreta di istituzioni che, all’atto pratico, sembrano svuotarsi del loro significato . E’ questo il caso di Maria Francesca Loffredo, studentessa venticinquenne laureata in Lettere Moderne che sta conseguendo in contemporanea la specialistica in Filologia Moderna presso l’Università di Salerno e un Master ufficiale in Studi Medievali all’Universidade de Santiago de Compostela. I problemi di Maria Francesca sono cominciati quando, dopo essere stata ammessa al Master di cui sopra, non poteva effettivamente dimostrare, per completare l’immatricolazione, di aver conseguito la Laurea in Lettere Moderne in quanto i timbri e le firme digitali del diploma supplement rilasciati dall’Università di Salerno non venivano riconosciuti dall’Ateneo spagnolo, pur dovendo questi essere validi nei territori dell’Unione Europea.

 Ma quando le sue vicissitudini sembravano essere terminate dopo essere riuscita ad ottenere la documentazione ufficiale, nuovi ostacoli burocratici hanno condizionato il suo accesso ad un concorso pubblico per un impiego in ambito universitario presso la facoltà di Filologia dell’ Università spagnola. Nonostante fosse in possesso di tutti i requisiti richiesti, avvalorati da un Master e partecipazioni a congressi internazionali e pubblicazioni, non avrebbe potuto ottenere legalmente il lavoro in mancanza di un’omologazione del suo titolo di studio (si tratta di un documento che si ottiene a pagamento dopo almeno sei mesi dalla sollecitudine) che le avrebbe inoltre, per chiare questioni di tempo, precluso la possibilità di accedere all’impiego universitario. Questo perché, nel caso specifico, nonostante durante il percorso di studi vi sia la possibilità di conseguire specifiche competenze a propria discrezione in precisi ambiti disciplinari, il titolo rilasciato, diversamente da altri Atenei europei, si rivela essere il medesimo per tutti, troppo generico e privo di riferimento alcuno ai settori di interesse.

Maria Francesca, che ha deciso di metterci la faccia, è una delle tante studentesse e studenti che si trovano a dover lottare contro un sistema troppo spesso inadeguato che si rivela essere superato rispetto alle strutture educative europee in costante crescita. Sono appunto le barriere burocratiche, conseguenza di un mancato totale adeguamento del sistema educativo italiano agli standard di Istruzione Superiore della Comunità Europea,  a condizionare molto spesso l’avvenire di tanti studenti che con sacrificio e spirito di abnegazione inseguono la propria realizzazione professionale. Tale condizione è male comune, non riguarda pertanto solo gli studenti di facoltà Umanistiche o chi per esse, che subiscono ad oggi una svalutazione non solo lavorativa ma anche sociale, ma tutti coloro che sognano di poter fare nella vita ciò per cui hanno studiato.

Maria Francesca scrive : “Sono fermamente convinta che la causa principale di tali incompletezze sia in primo luogo la colonna portante dello stesso sistema universitario, ovvero noi studenti. Finché non ci si lascerà alle spalle la limitata concezione, comune ahimè a troppi miei colleghi, che queste problematiche siano inerenti esclusivamente a determinati corsi di studio ed ignorando che invece il disagio è comune a tutti quegli universitari che hanno scelto o vorrebbero scegliere una strada simile alla mia, indipendentemente dal proprio percorso formativo, non ci sarà mai interesse ad abbattere determinati ostacoli e a far sì che la situazioni migliori. Del resto non esistono lauree che valgono più o meno di altre, bensì capacità d’acquisire ed opportunità da cogliere nei rispettivi settori di competenza in un mondo del lavoro volto oggi come non mai ad una realtà cosmopolita. Quando tale consapevolezza si convertirà in un’esigenza comune, si potrà sperare di smuovere il sistema facendo emergere tali inadeguatezze agli occhi delle istituzioni ed auspicare ad un cambiamento positivo a vantaggio di tutti.”

Ognuno affronta la propria battaglia individuale, in una dimensione sociale sempre più frenetica e pregiudizievole e in contesto umano e lavorativo sempre più spietato, dovremmo interrogarci, dunque, su chi sia il responsabile dei disagi odierni e indirizzare le nostre recriminazioni verso le inadeguatezze del sistema educativo italiano in generale, non verso chi condivide la nostra stessa barca. Cercare dunque di tappare le falle di istituzioni che fanno acqua da tutte le parti per evitare di colare a picco, in una prospettiva di comune necessità che potrebbe cambiare le cose a beneficio di tutti coloro che aspirano ad essere non solo studenti, ma persone migliori. Ed è forse proprio la cultura considerata in quanto tale, lontana cioè da distinzioni disciplinari e svincolata da condizionamenti, a doverci insegnare a guardare oltre il muro e a ricercare motivi di crescita personale.

 

Miriam Barbone

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