L’Unisa dice No!

13 ottobre 2016 di

E’ partito ufficialmente il Comitato per il “No” made in Unisa: la posizione politica e culturale presa da un gruppo di studenti, ricercatori, docenti, dottorandi e lavoratori in merito al Referendum Costituzionale su cui ci apprestiamo ad esprimerci il 4 Dicembre.

Nell’amalgama generale ogni “No” è differente: c’è chi rifiuta la Renzi-Boschi perché non accentra abbastanza l’esecutivo e rimpiange il ventennio berlusconiano; chi pensa che dicendo “no” si ridimensioni il ruolo del Pd nel panorama politico italiano in quanto nemico comune da destra a sinistra, passando anche per il Movimento5Stelle; qualcun altro, e sono in molti, non ha letto la Riforma, né se ne interessa, e riserverà il suo “no” al diritto di voto. Questo comitato territoriale, invece, prova a partire dai problemi all’ordine del giorno: una rappresentanza studentesca ridotta al 15% nel generale processo decisionale della governance di ateneo accostata al vuoto di rappresentanza sindacale che stanno vivendo i lavoratori delle pulizie, i criteri di valutazione della qualità della ricerca imposti dall’alto, la difficoltà di vincere un dottorato per merito e senza dover fare accordi sono soltanto alcuni dei punti inseriti nell’appello reso pubblico sui social network. Alcuni dei docenti che vi hanno aderito hanno descritto la propria come una posizione di “spirito” democratico, quasi partigiano: non è la Costituzione a non funzionare, ma le modalità di attuazione di quegli enunciati. Così, una legge fondamentale scritta attraverso un rapporto di cooperazione tra tante e variegate forze politiche (all’epoca si poteva parlare di ideologie) non può ridursi ad un dibattito sterile tra bianco e nero, “alla solita italianata tra guelfi e ghibellini” – per citare un’espressione utilizzata proprio da uno di questi docenti.

Un confronto simile, su più temi e su più livelli, che abbraccia una componente studentesca che condivide un’idea democratica e civile senza il freno del logo delle proprie associazioni, dialogando con i dottorandi ed i ricercatori, che fino a qualche anno prima erano seduti tra i banchi e che oggi vivono una condizione di precarietà rispetto al futuro che li attende, uniti ai docenti e ai lavoratori, può rappresentare un fronte di mutua comprensione della posizione oggi ricoperta nel sistema mondo Italia, in cui ipoteticamente qualche diritto in più poteva essere rispettato meglio.

Sara C. Santoriello

Vedi anche: L’Unisa dice SI!

  • Giovanni

    Sperando che questa volta il commento venga registrato ricopio quanto avevo scritto prima:
    Leggo Asinu da anni ma ho trovato questo pezzo completamente distaccato dall’argomento che dovrebbe trattare. Mi spiegate che centrano rappresentanza studentesca, questione pulizie e dottorando con il referendum? Spero che sia stato solo un errore, da Asinu ho imparato ad aspettarmi pezzi mai banali ma capaci di far riflettere e sempre attinenti con le tematiche trattate.

    • Sara

      Ciao Giovanni, leggendo il tuo commento ho percepito un’incomprensione di fondo. L’appello del Comitato per il No Unisa tiene dentro tanti temi e parte di questi sono stati riportati nell’articolo. Il motivo per cui sono presenti nell’appello è da ricercare negli articoli stessi della Costituzione, su cui oggi siamo chiamati ad esprimerci per modificare o meno i livelli di rappresentanza democratica. Dal generale al particolare l’appello, così strutturato, prova a far riflettere rispetto ad una situazione già esistente che rischia di aggravarsi in seguito ad una vittoria del Sì il 4 Dicembre. Spero di aver chiarito qualche dubbio 🙂

  • giovanni

    ddd