Medicina ai ferri corti: Cosa c’è dietro?

19 luglio 2012 di

Li avevamo lasciati così: il Rettore Pasquino e Caldoro alla presa d’atto della mancata ratifica ministeriale indispensabile per la facoltà di Medicina e Chirurgia. Un boccone amaro da digerire. Soprattutto gravoso da sostenere. È partita così la lunga querela che li ha visti contrapposti l’uno all’altro, tra una dichiarazione a mezzo stampa lì e una comparsa televisiva là. Ci eravamo tanto amati, ricorderebbe qualcuno.

Lo strappo ha suscitato non poco scalpore, in particolar modo per l’assenza di una spiegazione che non lasciasse adito al dubbio. Per provare a capirci qualcosa, siamo costretti ad andare a ritroso. Nel 2005 il campus dislocato a Lancusi diventa la sede della nascente facoltà di Medicina. Spulciando un po’ tra gli atti ministeriali, troviamo i bandi di selezione delle scuole di specializzazione per i neolaureati in Medicina. Si parla dell’anno accademico 2006/2007: si evince che ogni ateneo in Italia aveva messo a disposizione la propria scuola di specializzazione (o più scuole) in varie professioni mediche con determinati posti da coprire. Con un’eccezione: l’Università di Salerno che, con una neonata facoltà, difficilmente avrebbe reperito in così poco tempo le risorse finanziarie necessarie per l’istituzione di una specializzazione.

La liquidità viene messa sul tavolo attraverso un investimento più ambizioso e, a lungo tempo, di gran lunga vantaggioso per i bilanci dei complessi sanitari salernitani. L’ateneo gestisce in pochi anni una vasta operazione finanziaria, che porterà alla fondazione dell’Azienda Ospedaliera Universitaria di Salerno dalle ceneri degli ospedali “San Giovanni di Dio” e “Ruggi d’Aragona”. Il consorzio ora porta un nuovo nome: quello di “Ospedali Riuniti San Giovanni di Dio” e “Ruggi d’Aragona”, con sede a Salerno in via San Leonardo. Gli studenti di Medicina dell’ateneo salernitano usufruiscono di queste strutture per l’insegnamento delle materie cliniche.

La mancata firma del decreto d’intesa con il Ministero della Salute lede l’autonoma giurisdizione dell’Azienda Ospedaliera salernitana, che si ritrova in questo modo ad essere un fratello minore del navigato consorzio del Policlinico di Napoli.

Tornando alle scuole di specializzazione, con la Riforma Gelmini si nota una forte contrazione nei nuovi bandi ministeriali per le stesse specializzazioni del 2007. Gli atenei, che un tempo avevano la possibilità di aprire la propria scuola per i loro studenti, si vedono sottratti da sotto il naso l’autonomia a causa dell’istituzione delle cosiddette “scuole aggregate”. Si tratta semplicemente di piccoli consorzi distribuiti per regione, dove generalmente vengono raggruppate tre università, che indicano un unico bando (con lo stesso numero di posti degli anni precedenti) al quale devono confluire tutti i laureati dei suddetti atenei.

Nel nostro caso, l’Università di Salerno si è vista gemellata con la Federico II, la Seconda Università di Napoli e l’Università di Catanzaro. L’apertura di una scuola di specializzazione dovrebbe rispettare una logica di rotazione tra gli atenei in causa. In realtà, per la maggiore disponibilità di mezzi sono le università napoletane ad aggiudicarsi più bandi, mentre l’ateneo salernitano rimane sempre più estromesso dai giochi. Torna in auge la mancanza di risorse finanziarie che impedisce alla facoltà di decollare, a tutto vantaggio del complesso di Napoli e dei suoi studenti. Più che “presa d’atto”, bisognerebbe parlare di sostanziale incompiuta.

Per ulteriori approfondimenti

Martina Gargiulo

  • Davide

    La guerra dei poveri.. Ecco perché stiamo messi così male…