Profumo e fuoricorso: un altro punto di vista

16 luglio 2012 di

Visto che siamo studenti, proviamo a guardare la cose da varie prospettive, analizziamole per bene e vediamo cosa ne esce. Tutti si sono scagliati contro il ministro Profumo per le sue dichiarazioni sui fuoricorso, tutti hanno protestato per l’aumento delle tasse, ma forse non molti sono andati a guardare le cose con la lente d’ingrandimento. Sul fatto che non bisognerebbe tagliare sulla scuola, l’università e la formazione ci siamo, che ci sono spesso poche sessioni e che andrebbero incrementate sono tutti d’accordo, che la didattica andrebbe migliorata anche attraverso un controllo sui professori è opinione diffusa. Ma forse qui stiamo dimenticando una parola altrettanto importante che di solito piace ai giovani che studiano e un po’ meno agli scansafatiche: “meritocrazia”.

Un fuoricorso è tale perché non è riuscito a completare il suo corso di studi in tempo, lo stesso percorso che forse un suo collega si è sforzato di finire secondo i termini. Non è il caso di giudicare gli studenti fuoricorso (come in passato è stato fatto, con parole davvero poco carine), perché sono anche loro ragazzi che cercano di basare il loro futuro sulla professionalità e lo studio, ma forse questo stavolta non è successo con le dichiarazioni di Profumo. Il ministro ha semplicemente portato alla luce una realtà che sicuramente non è positiva. La prima cosa che un ragazzo sa quando si iscrive all’università è che ci sono delle scadenze che dovrebbe rispettare, chi ci riesce è effettivamente da premiare rispetto a chi invece resta indietro.

Ovviamente è sbagliato generalizzare, tutti hanno i loro problemi  e forse buona parte dei fuoricorso è tale non per poca voglia di studiare; tuttavia ci sono ragazzi che si laureano in tempo nonostante queste difficoltà e il loro impegno andrebbe riconosciuto. Gli studenti lavoratori possono inscriversi all’università usando la formula “part-time”: per chi non lo sapesse, generalmente, con questo tipo di soluzione, lo studente può concordare con la facoltà il numero massimo di crediti che pensa di poter conseguire in un anno. Così facendo il percorso si allunga, ma lo studente non andrebbe fuoricorso e potrebbe pagare meno tasse rispetto a uno studente full-time.

Gli studenti parcheggiati all’università non fanno che aumentare e questo sicuramente non ci fa onore,  se davvero vogliamo pagare meno tasse, laureiamoci in tempo . Molti studenti (non necessariamente con una situazione economica ottimale) scelgono di dedicarsi completamente allo studio, rinunciando a lavorare e guadagnare pur di essere in regola con gli esami; coloro che scelgono di lavorare e studiare possono comunque gestire la loro situazione con il part-time. Chi resta? Quelli che non studiano, non lavorano (almeno non in maniera continuativa) e vogliono protestare. Certo i tagli all’università non è giusto farli pagare agli studenti, ma far pagare di meno quelli che studiano di più forse non è proprio una follia.

Sara Borriello

Approfondimenti

Tutta colpa dei fuoricorso!

Corsi, ricorsi e fuori-corso storici: cause effetti e responsabilità

UnInchiesta. UniSa: 4 studenti su 5 si laureano fuoricorso