ROOM: tutto il mondo in una stanza

23 febbraio 2016 di

È eccezionale pensare che una cosa bella come il mondo sia sempre a portata d’occhio. Poterlo guardare, ma soprattutto poterlo vivere, appartiene alla nostra quotidianità, è ciò che ci rende esseri umani. Per Jack, però, non è così. Il suo mondo è racchiuso in una piccola stanza e tutto ciò che è al di fuori di quelle quattro mura è pura fantasia. Non è la sua realtà.

“Room” è la trasposizione cinematografica del romanzo locandinaromdi Emma Donoghue intitolato “Stanza, letto, armadio, specchio”. La pellicola di Lenny Abrahamson ha ottenuto ben quattro nomination agli Oscar e presenta come attore protagonista il giovane canadese Jacob Tremblay.

Tematica straziante, quella di “Room”, ma non tanto inusuale. Una donna, Joy, viene rapita e rinchiusa per sette anni dentro un capanno. Paradossalmente, l’unica dolcezza che deriva da questo brutale evento è l’arrivo di un figlio, che Joy chiamerà Jack. Entrambi vivono sulla propria pelle un violento trauma: per la madre quello di essere stata strappata dalle braccia di una vita appena sbocciata, per il figlio quello di non essere in grado di distinguere il vero dal falso.

Il film è una continua ricerca di libertà, tutti i personaggi sembrano essere prigionieri di una vita angosciante in cui a comandare è la paura. Joy ha vissuto sette anni in bilico, finché suo figlio non le ha donato la stabilità. Toccante e sorprendente è l’interpretazione del piccolo Tremblay, un bambino di cinque anni costretto a rapportarsi con le brutture del mondo nonostante la tenera età, ma che sfodera una grande forza d’animo.

La Stanza rappresenta al tempo stesso l’incubo della madre e il mondo del figlio. Joy cerca disperatamente di aggrapparsi a quella realtà viva e pulsante che intravede dal piccolo lucernario sul soffitto, gioisce per una foglia appassita e per il colore del cielo stellato, mentre Jack non conosce nemmeno le sfumature del blu. Ciò che non riesce a vedere con i propri occhi lo spaventa, finché le mura non scompaiono e il mondo esplode in un arcobaleno variopinto. Nel momento in cui il bambino assapora il vero colore del cielo, i suoi occhi diventano i nostri occhi e ci si ritrova a guardare davvero il mondo per la prima volta con l’innocenza che soltanto un bambino può avere. Il cielo non sembra essere mai stato così azzurro.

Cristina Migliaccio

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