Se faccio un figlio lo chiamo precario

24 dicembre 2015 di

Ogni universitario che si rispetti, almeno una volta durante i suoi anni di studi, si sarà posto questa domanda: ma poi che faccio?
Lo spettro della precarietà lavorativa aleggia su tutti come una spada di Damocle, sia su chi ha imboccato gli studi universitari, sia su coloro che hanno scelto altre vie. Poco importa che il primo articolo della Costituzione italiana dica: “L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro”. L’eufemismo dell’incipit costituzionale è diventato suo malgrado ospite di talk show e programmi televisivi. In questo panorama annebbiato da tante parole ma pochi fatti si terrà l’incontro “Se faccio un figlio lo chiamo Precario”, inserito nell’ambito della rassegna Oi ne’ – esperimenti provinciali.

L’evento che avrà luogo il 27 dicembre dalle 18.30 presso il Circolo Arci Mumble Rumble in via Vincenzo Loria 35, Salerno, si pone come obiettivo quello approfondire la tematica del precariato dal punto di vista del lavoratore. Il reading “Pre-cario diario” racconterà, attraverso testi di 8 scrittori, la realtà di chi non riesce ad immaginarsi oltre la fine del proprio contratto a termine. Saranno esposte le ansie e le paure di chi alzando gli occhi al cielo di notte non vede a guidarlo la stella Polare ma un’infinità di punti interrogativi. Un precario non è un uomo, o meglio è un uomo di cristallo, cropped-figlio-precario-salerno-mumble-rumbleun uomo che potenzialmente ha un valore enorme, ma che la società e il tempo hanno reso talmente delicato da farlo rompere al primo soffio di vento. Ecco, questo sarà il fulcro della serata; prima però sarà presentato il libro “Capitale periferia”. Primo prodotto editoriale di Oi ne’, il libro si discosta dalle Luci, dal clamore per descrivere la periferia, con tutte le sue ombre e sprazzi di speranza.

La periferia non si allontana molto dal lavoro precario, entrambi sono incubatrici d’idee ma soprattutto di uomini. La voglia di emergere che si mischia con la voglia di non abbandonare il proprio luogo di nascita, come alberi che tendono al cielo ma che con le radici non lasciano la terra che li ha fatti crescere. La periferia nel libro è narrata attraverso i testi e le fotografie di 12 autori, che prima di porre la penna sul foglio hanno respirato l’aria di periferia. Non solo parole ma esperienza vera, di chi giorno dopo giorno ha camminato in strade larghe e per giungere in centro ha cambiato più volte bus.

Il 27 dicembre non vuole criticare mondi e luoghi che tutti conosciamo, ma essere un punto di partenza per un dibattito che possa coinvolgere le persone, facendole sentire parte del discorso e non solo muti astanti.

Tommaso Mauro

Per maggiori informazini:

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