Sguardo seriale: The League

22 luglio 2016 di

In questi giorni in cui tutti gli occhi sono puntati su quello show che è il Comic-con di San Diego (e di cui Netflix sfrutta il palcoscenico per dire chiaro e tondo che gli amanti delle serie tv nel 2017 non avranno vita sociale) vorrei proporre qualcosa di più rinfrescante, quella leggerezza che solo una comedy può dare. Ecco a voi allora “The League”.

“The League” è una serie andata in onda per 7 stagioni su FX, terminata proprio quest’anno, che segue le vicende familiari e quotidiane di un gruppo di amici. Fin qui tutto nella norma, penserete. Peccato che ogni anno i nostri baldi eroi si sfidino senza esclusione di colpi nella loro lega personale di fantasy footbal (praticamente il nostro fantacalcio, ma col rugby americano) ed è in questo particolare che la serie trova la sua preponderante originalità.
Ogni episodio, infatti, è come diviso in due: da una parte, si trovano le disavventure dei protagonisti, che ricalcano gli schemi classici delle comedy; dall’altra, “The League” mostra il suo carattere agonistico, per cosi dire. Le puntate sono stracolme di tentativi di sabotaggio dell’avversario di turno, di rituali portafortuna, di frecciatine, doppi sensi, sfottò, canzoncine di trionfo, tutte cose che poi andranno a complicare tremendamente la vita lavorativa e privata dei personaggi. Il mix è strano, me ne rendo conto. Anzi, volendo essere onesti, all’inizio non convince nemmeno. Sembrano più che altro trovate infantili che tentano di coprire un prodotto piuttosto debole e mediocre. Però poi i personaggi prendono forma (non è facile in una comedy inserire fin da subito 6-7 personaggi e definirli bene, si crea un’iniziale confusione) e prendono forma bene, arrivano le fasi più calde della stagione sportiva in aggiunta ad alcune trovate a dir poco geniali e la serie esplode. Chicche come la coppa del vincitore con una foto ridicola di una loro amica indiana di nome Shiva o il trofeo per il peggiore a forma di scroto di toro sono solo la ciliegina sulla torta.

Questo carattere agonistico ma al contempo leggero , questa continua sfida dentro il gruppo di amici è però croce e delizia per la serie. Anche se è vero che in questo il prodotto trova la sua atipicità (ho già detto che i protagonisti adorano Shiva come una dea e su di lei hanno inventato un ballo e un urlo portafortuna?), mi rendo perfettamente conto che solo chi è appassionato di hobby del genere può rivedersi nei protagonisti e di conseguenza ridere di gusto per tutto ciò che viene mostrato. Ecco il vero grande difetto di un prodotto davvero superiore alla media, ma che per sua stessa natura non è per tutti.

Per gli amanti di fantacalcio e simili, il mio consiglio è di recuperarla, non ve ne pentirete.

Luciano Ben Moscariello

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