Silence – Assordante Contemplazione

7 giugno 2017 di

Quando si sente “persecuzioni cristiane”, il pensiero vola verso un orizzonte ben delineato: subito, infatti, si erge il classico Nerone dinanzi a noi, pronto ad investirci con la sua follia omicida. Chi ha più dimestichezza con l’argomento potrebbe ricordarsi della grande persecuzione di Diocleziano; chi invece ha subito il fascino morboso dell’età imperiale anche un certo Decio. Poi passerebbe banalmente alle guerre intestine tra cristiani e cristiani e così via, mentre molto raramente si farebbe cenno alle peripezie che alcuni gruppi hanno affrontato al di là dei confini europei.

Questo è il caso del Giappone e della feroce caccia attuata ai danni dei Cristiani nel XVII secolo, un capitolo spietato e inesorabile che non passa mai sotto i riflettori. Brutale, senza pietà, una nazione chiusa e cieca costellata da crocifissioni pubbliche. Perdonatemi l’uscita infelice, ma è materiale perfetto per un film.

“Silence” allora si presenta in tutto il suo esotico e pericolosamente delicato fascino tanto facile era scadere in beceri esiti moralistici. Sorprende (sono ironico) che Deus ex machina di questo progetto sia stato Martin Scorsese, regista che i più dipingono come uno dei massimi creatori ed esponenti dei gangster movie, dimenticando in toto l’altro grande filone della sua produzione, più religioso e intimo, dove dominano i concetti di fede e redenzione. E “Silence” è senz’ombra di dubbio il coronamento di questa esperienza, un’opera monumentale e grandiosa, che accarezza dolcemente una quantità incommensurabile di tematiche intricate e sempre attuali, il tutto avvolto da un silenzio paradossale.

Due preti gesuiti, Sebastião Rodrigues (Andrew Garfield) e Francisco Garupe (Adam Driver), alla notizia della rinuncia alla fede in terra giapponese del loro mentore, padre Ferreira (Liam Neeson), ritenendola una semplice calunnia, decidono di andare immediatamente alla sua ricerca. Troveranno una terra pregna del sangue dei loro compagni cristiani e una comunità che, nonostante un pericolo opprimente e sempre in agguato, non intende per nessun motivo abbandonare la propria fede, la fede che ha scelto liberamente, nemmeno per mera finzione simbolica.

A questo punto potrei dirvi tante cose su questo film, positive e negative. Potrei dire che basta lo sguardo stanco e abbattuto di Liam Neeson per far schiudere tutto il senso di queste quasi 3 ore, così come potrei sostenere che Andrew Garfield non ce la fa sempre a reggere la scena. Potrei porre l’accento sullo straordinario gioco di primi piani che Scorsese ha architettato, con l’aggiunta di inquadrature dall’alto che annullano volutamente la prospettiva, così come potrei sottolineare l’uso del silenzio come strumento narrativo e metaforico.

Ma tutto ciò avrebbe davvero poco senso. “Silence” è un film da vivere, un’epopea in cui immedesimarsi, rischiando di rimanere invischiati in una spirale tortuosa e infinita di problematiche religiose ed esistenziali. Imponente e poderoso, riesce nell’impresa di non risultare un prodotto a senso unico, di non diventare un manifesto per la buona e bella cristianità.

Altro non mi sento di dire, pervaso dal silenzio che è mancanza di colonna sonora, mancanza di una risposta divina a certe atrocità e mancanza di parole per descrivere quanto visto.

Luciano Ben Moscariello

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