Tasse Unisa: tra sorrisi e battute, l’amaro in bocca

29 luglio 2015 di

Le risate ci sono state, le battute anche. È con spirito allegro e orgoglioso che il Magnifico Rettore, Aurelio Tommasetti, ha affrontato la conferenza stampa, tenutasi lunedì 27 luglio presso il palazzo della Provincia di Salerno. Così alle ore 11:00, nella Sala Giunta, è stato tracciato un quadro generale sull’Unisa e su come si presenta l’Ateneo alle porte del nuovo anno accademico 2015/2016. Il Magnifico ha esordito la conferenza con dosi di sarcasmo sugli organi di informazione locale, recriminando che le cattive notizie fanno sempre più audience. E di fatti, dopo l’incalzante premessa, si entra nel vivo della conferenza con una carrellata di buone notizie. Prima tra tutte, quella del nuovo sistema di meritocrazia nell’Ateneo salernitano: studiare gratis, o quasi. A tutti gli studenti, neo-matricole o già iscritti, che superano tutti gli esami previsti nell’anno in corso, saranno restituite le tasse universitarie pagate nell’anno stesso. In pratica per essere più chiari: uno studente iscritto ad una laurea triennale che il primo anno supera tutti gli esami previsti dal curriculum, avrà restituite tutte le tasse pagate il primo anno. E così via anche per gli altri anni.

Rettore A. Tommasetti durante la conferenza.

Le buone notizie non sembrano finire qui: sono state quasi dimezzate le tasse di iscrizione per i dottorati di ricerca. A titolo di esempio in prima fascia si passa da 1184 euro annui a 500 euro. Stessa buona sorte anche per gli studenti che intendono iscriversi alle scuole di specializzazione di Medicina: la prima fascia passa da 1200 euro annui a 500, l’ultima da 2600 euro annui a 1800. Non c’è trucco né inganno, secondo il rettore Tommasetti. Infatti, il tutto sarebbe possibile grazie al fatto che, anche quest’anno, l’ateneo salernitano ha fatto la sua bella figura nella classifica delle università italiane, pubblicata dal Sole 24 Ore. Risultato che vede l’Unisa premiata dal Ministero dell’Istruzione con un nuovo aumento dell’FFO di oltre 500mila euro. Aumento però di gran lunga inferiore rispetto a quello del 2014. Un premio ridimensionato, forse perché non è tutto oro quello che luccica, e perché, durante la conferenza vengono omesse le note dolenti di quella famosa classifica, dato che l’Unisa in realtà non eccelle in tutto, magari com’è normale che sia. 

Forse, in tempi di crisi, provare a diffondere segnali positivi e di sviluppo è doveroso. Però sarebbe forse altrettanto doveroso affrontare tutte le sfaccettature di argomenti tanto complessi, a cui sono legate le sorti dei cittadini/studenti dell’ateneo. L’università di Salerno anche quest’anno risulta quartultima in Italia, 57esima su 61 università, per la copertura delle borse di studio. Malissimo anche la didattica, che vede l’Unisa 48esima su 61. Anche le cattive notizie non sono finite. La più brutta arriva per 4000 studenti dell’Unisa: aumentano le tasse per i fuori corso. Da quest’anno chi è fuori corso il doppio dell’effettiva durata prevista dal proprio corso pagherà il 12,5% in più di tasse all’anno. Chi è fuori corso più del doppio pagherà il 25% in più. Esempio chiarificatore: uno studente fuori corso in terza fascia, iscritto ad una triennale, che sta al sesto anno di università pagava 596 euro annui, ora ne pagherà 670, se è al settimo anno o più ne paga 745, cioè 150 euro in più. La giustificazione del rettore Tommasetti è la visione dell’Unisa come “un treno ad alta velocità”, su cui gli studenti devono prendere al meglio l’opportunità di essere saliti.  

Una visione che personalmente un po’ spaventa. Se scendiamo un attimo dal treno, e rallentiamo rispetto ai 350 km/h, forse la visione dell’Unisa potrebbe sembrare più quella di un posto senza più mezze misure. E qualche trucco, con piccolo inganno annesso, sembra esserci. Per quanto riguarda la possibilità di studiare gratis ad esempio: se uno studente non va alla stessa velocità del treno di Tommasetti, ma anche solo poco sotto il limite massimo, e invece di 8 esami in un anno ne supera sette, pagherà normalmente tutte le tasse; quindi uno studente bravo, ma anche bisognoso e con qualche difficoltà (motivo di rallentamento) si ritroverà ancora in un ateneo che copre solo il 39% delle borse di studio, e che non dà nulla a chi corre un po’ più lento del previsto. E ancora: chi sono questi famosi fuori corso? Nella conferenza il rettore Tommasetti fa solo riferimento, per ben tre volte, a studenti iscritti a giurisprudenza o medicina, che per essere oltre il doppio degli anni fuori corso, sarebbero rispettivamente all’11esimo o al 13esimo anno di università, all’età minima di 33 anni. Eppure tra quei 4000 studenti tassati potrebbero esserci anche tanti 25enni, i quali sono al sesto anno, perché magari lavorano o vivono nella precarietà di un Paese che, si sa, ad oggi non è poi al top del boom lavorativo per i giovani. Chiudiamo il cerchio con un’ulteriore notizia positiva, magari non saremo tacciati anche noi sarcasticamente di sciacallaggio del macabro: da quest’anno tutti gli studenti risultanti per reddito in prima fascia pagano 365 euro di tasse in tutto, “praticamente 1 euro al giorno”, come sottolinea il Magnifico Rettore.  

Insomma, lasciando da parte i sensazionalismi, l’Ateneo salernitano si presenta con una buona spinta innovativa, ma con ancora tanto lavoro da fare. Un interrogativo resta aperto, a cui il rettore Tommasetti potrebbe risponderci: la meritocrazia va ancora vista come un motivo di spaccatura tra categorie di persone, per cui si puniscono alcuni per dare ad altri; oppure solo come strumento di incentivo, indipendentemente da un trattamento socio-economico più equilibrato per tutti? 

Marco Giordano