THE DANISH GIRL: la forza di amare e di amarsi

16 febbraio 2016 di

L’amore non ha tempo e non ha forma, ma soprattutto non ha etichette. È una scoperta agrodolce e non ce n’è di più grande di quello che si prova per se stessi. Talvolta, però, questo amore è costretto a nascondersi sotto cumuli di paure e menzogne, temendo di non esser pronto ad affrontare gli indici accusatori del mondo circostante. Ciò è quanto accade ad Einar nel momento in cui prova a cancellare Lili. Ed è di questo amore bivalente che racconta “ The Danish Girl ”.

locandinaReduce da forti pellicole come “Il discorso del Re” e “I miserabili”, il regista britannico Tom Hooper vive quest’anno gli Oscar da protagonista, raccogliendo ben quattro nomination per la trasposizione cinematografica del romanzo di David Ebershoff.

Eddie Redmayne è Lili, intrappolata nel corpo di Einar, un pittore danese che per un fortuito caso del destino entra in contatto con la propria vera essenza e capisce di non poterla più contenere. Lili è dappertutto: è nei suoi occhi, nei suoi movimenti, ma soprattutto nel suo cuore. Ma Einar ha paura e combatte contro la sua vera natura, un po’ per abitudine, un po’ per affetto nei confronti di quella moglie sempre presente, interpretata dalla perfetta Alicia Vikander, che affronta insieme al marito un vero percorso di metamorfosi. Se Einar emerge dal bozzolo come una colorita farfalla, la moglie Gerda percorre la strada a ritroso, cercando di aggrapparsi ai lembi di quel bozzolo consunto e ormai inutilizzabile che corrisponde al ricordo che ha di suo marito. Quell’uomo non c’è più e Gerda non lo accetta. Ma è la sua forza d’animo a riempire le inquadrature, è il suo amore puro e genuino a colorare quei dipinti che sono una vetrata aperta sul suo cuore. Per quanto brutale sia vedersi strappare il proprio amore dalle braccia, la metamorfosi di Gerda è significativa tanto quanto quella di Einar divenuta Lili. Einar ha dovuto trovare il coraggio di accettarsi. Gerda ha dovuto trovare il coraggio di arrendersi.

E talvolta l’amore più puro sta proprio in questo: sapere quando è il caso di lasciarlo andare.

 

Cristina Migliaccio