Tirocini: le risposte dell’Ufficio Placement

27 giugno 2017 di

Il tirocinio è un’esperienza lavorativa il cui scopo è formare i giovani ed introdurli al mondo del lavoro. Nel corso degli anni sono stati svolti milioni di tirocini da tantissimi giovani, ognuno dei quali racconta esperienze diverse sia positive che negative. Nell’ambito dell’inchiesta sui tirocini abbiamo intervistato il professore Francesco Colace, delegato dell’ufficio Placement che ci ha detto la sua spiegando il ruolo del servizio Placement, le novità sui tirocini e le migliorie che attuerebbe volentieri.

Quanto reputa importante l’esperienza del tirocinio nella carriera universitaria e nella futura carriera lavorativa dei giovani?
Qui rispondo non solo in veste di delegato al Placement ma anche come docente. Ritengo che l’esperienza del tirocinio, fatta bene, sia un qualcosa di qualificante per lo studente. È il momento in cui il ragazzo deve provare sul campo quello che hai imparato qui da noi. In realtà io lo immagino in un altro modo: devi capire cosa non sai, cosa non hai imparato qui, qual è il gap. Noi diamo un modo di ragionare, di pensare che poi si deve contestualizzare, declinare all’interno dell’azienda o dell’ente. In generale io lo vedo come una buona “arma” per migliorare le competenze degli studenti. Ovviamente è necessario l’impegno dell’azienda o dell’ente, dello studente e del tutor accademico altrimenti diventa una cosa banale.

È stata recentemente introdotta la possibilità di un rimborso spese per gli studenti che svolgono il tirocinio fuori dal campus . Ci spiega questa scelta?
È un finanziamento che proviene dal Ministero e per il nostro ateneo è di circa 168mila euro che possiamo utilizzare per finanziare e supportare le attività di tirocinio di almeno 6 cfu e che durino un minito di tre mesi. Abbiamo inteso finanziare ogni credito con 50 euro per far si che i ragazzi possano finanziarsi la trasferta verso l’azienda o l’ente. Fino allo scorso anno era previsto un rimborso solo se lo prevedeva anche l’azienda. Io credo sia normale dover finanziare le attività di tirocinio dei nostri ragazzi . La nostra scommessa quest’anno è quella di “spendere tutto” per poter riavere il finanziamento il prossimo anno. Questi fondi si posso riottenere fino al 2018. Vi anticipo anche che l’anno prossimo potremmo trovare dei finanziamenti per supportare ancora i tirocini.

Asinu ha raccolto le esperienze di diversi studenti che hanno lamentato di non aver ottenuto nessun vantaggio dal tirocinio e di essere stati impiegati in mansioni non adatte alle competenze che ambivano acquisire. A chi spetta il compito di garantire che i dipartimenti firmino convenzioni con enti in cui gli studenti possano davvero formarsi?
La garanzia viene assolta dal dipartimento stesso, da chi è indicato dal dipartimento a svolgere questo compito. Non sono io farlo ma in generale ci sono dei delegati. Io devo favorire il collocamento del laureato e creare il link tra lo studente e l’ente. Quando si fa una convenzione si valuta l’ente e questo lo fanno i dipartimenti ognuno con i proprio modi, se poi le cose vanno male ci vuole anche il coraggio di dirlo. Per quello che riguarda le attività: si parte sempre dal basso per poi avere altre mansioni magari più adatte alle competenze che si vogliono acquisire, poi ci sono alcuni enti che vogliono ( proprio per loro modello operativo) che i loro dipendenti facciano esperienza in più ambiti. Un tirocinio normale non fa fare una esperienza di punta ma una esperienza.

Il servizio Placement in che modo accompagna gli studenti nel percorso del tirocinio?
Il servizio Placement non ha un’azione incisiva dal punto di vista didattico-pedagogico. Noi riusciamo in modo indiretto ad incidere sui tirocini creando rapporti con aziende o con enti. Inoltre noi ci dedichiamo maggiormente ai tirocini post-laurea.

Pensa siano necessarie innovazioni nel lavoro del servizio Placement così da poter aiutare ulteriormente gli studenti durante questo percorso?
Certo, penso tutti vogliano migliorare. Il miglioramento per me si misura nel grado di soddisfazione degli studenti e nella capacità da parte dell’ateneo di fare sinergia con il mondo aziendale. Infatti, tra i miglioramenti c’è sicuramente creare sinergie più forti non solo con le aziende che potremmo definire “tradizionali”, ma anche con strutture per il turismo, il tempo libero, l’enogastronomia, l’agricoltura, in moo da trovare nuovi collocamenti per gli studenti. Si potrebbe migliorare con un’attività di ricerca delle aziende che non ci sono già note, questo significa dover “mettere l’orecchio a terra”, sul territorio, dobbiamo andare a cercarle. Vorrei inoltre che gli studenti capissero quanto è importante il Placement .

Un’altra delle questioni su cui si discute molto tra noi giovani è che, se consideriamo il tirocinio come esperienza lavorativa, allora al di là del rimborso spese andrebbe contemplata una vera remunerazione. Qualcuno parla addirittura di sfruttamento. Lei cosa ne pensa?
Lo studente che fa tirocinio non è una risorsa su cui l’azienda o l’ente deve lucrare, non è un’unità di personale e questo è confermato da una serie di meccanismi che lo impediscono, da leggi. Se queste leggi non fossero rispettate lì si parlerebbe di sfruttamento. Io so bene che tutti i dipartimenti stanno attenti proprio a questo. In un tirocinio corretto il tirocinante è una persona che deve fare un’esperienza. Possono capitare delle derive, non ci metto la mano sul fuoco, però vengono facilmente a galla. C’è un rapporto di protezione da parte nostra nei vostri confronti ed è ovvio che sia così. Quello che mi auspico è un rimborso spese simbolico anche da parte delle aziende ma che non si configuri come una remunerazione perché lo studente non è una unità del personale. Non funziona così altrimenti fallirebbe il meccanismo stesso del tirocinio che è una esperienza di lavoro, non un lavoro. Noi però con il rimborso spese abbiamo fatto un piccolissimo passo in avanti e io sono moderatamente soddisfatto.

Annalucia Contangelo