Tirocinio a Medicina: come funziona?

18 luglio 2017 di

Sebbene l’università e il mondo del lavoro possano sembrare molto distanti tra loro, sono in realtà unite dai tirocini formativi che ogni anno si svolgono nei vari corsi di laurea e che permettono agli studenti di avere una maggiore percezione del tipo di lavoro che un giorno andranno a svolgere. Nell’ambito dell’inchiesta sui tirocini che Asinu sta curando, trattiamo ora del tirocinio che gli studenti iscritti al corso di laurea in Medicina e Chirurgia svolgono a partire dal terzo anno.

Il percorso universitario degli aspiranti medici si suddivide in due parti: la prima, prettamente accademica, e la seconda, quella ospedaliera, che permette ai tirocinanti di mettere in pratica le diverse nozioni che hanno acquisito e che continuano ad assimilare. Il tirocinio, a Medicina, riveste un ruolo fondamentale nella programmazione didattica del corso di laurea. Basti pensare non solo che è obbligatorio, ma che la sua durata è di quattro anni: dal terzo al sesto anno.

Attualmente il tirocinio è possibile perché sono in corso gli effetti di una convenzione che lega l’Università degli studi di Salerno con l’Azienda Ospedaliera Universitaria San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona, che consente agli studenti di svolgere il tirocinio, oltre al Ruggi, anche presso il Da Procida di Salerno, il Fucito di Mercato San Severino e infine l’Ospedale civile di Santa Maria Incoronata dell’Olmo di Cava de’ Tirreni.

Sebbene vi sia un elevato numero di studenti, provenienti dal corso di laurea in Medicina e da quello in Professioni Sanitarie, che svolgono attività tirocinante presso gli ospedali sopracitati, il sovraffollamento sembra essere un problema gestibile. “C’è sempre un margine di miglioramento– ci ha riferito Biagio Donnarumma dell’associazione studentesca Globuli Rossima nulla che impedisca l’apprendimento”. “E il ministero sta cercando di risolvere il problema riducendo i posti disponibili. Meno studenti significa anche una didattica migliore e tirocini meno passivi e più attivi“. È avvertita, poi, dagli studenti anche la mancanza di esami autoptici realizzati sui cadaveri: poter vedere realmente cosa c’è in un corpo umano è uno degli aspetti più formanti della facoltà di medicina che tuttavia viene disatteso.

Oltre questi tecnicismi, il tirocinio a Medicina sa distinguersi anche per un certo senso di umanità che la professione permette di sviluppare. Alcuni studenti ricordano, con molto piacere, l’interazione  con pazienti più anziani che amano dare rassicurazioni e soffermarsi talvolta per un breve dialogo. Una volta rotto il ghiaccio s’instaura tra aspirante medico e paziente un rapporto che può definirsi d’amicizia. E sebbene ciò potrebbe sembrare scontato o superficiale, permette in realtà ai camici bianchi del domani di acquisire esperienza, rafforzare la propria sicurezza e avere sempre di più una maggiore confidenza con uno, si spera, dei futuri luoghi di lavoro.

Tommaso Mauro

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