Tirocinio: crolla il ponte tra istruzione e lavoro

25 giugno 2017 di

L’esperienza universitaria di ciascuno studente dovrebbe essere – consentite il condizionale – propedeutica rispetto al tanto agognato ingresso nel mondo del lavoro. La didattica, però, quantomeno in Italia, raramente è improntata sulla preparazione dello studente ad affrontare un mestiere: tanta teoria e poche occasioni di sperimentare, come se il percorso universitario altro non fosse che una mera collezione di nozioni e CFU. Per colmare il gap tra quello che si conosce e quello che si è in grado di fare, l’università propone agli studenti una breve ma significativa parentesi nella loro carriera accademica: il tirocinio. Abbiamo chiesto ad alcuni iscritti all’Università degli Studi di Salerno di raccontarci la loro esperienza da tirocinanti per capire se la “breve ma significativa parentesi” in questione possa ritenersi davvero sufficiente per restituire all’università la sua funzione di ponte tra mondo dell’istruzione e ambiente occupazionale.

“Sono iscritta al corso di laurea triennale in Lettere Moderne e ho fatto domanda per svolgere il tirocinio presso il comune di Agropoli perché sul sito era specificato che le mie mansioni sarebbero state la catalogazione di libri e l’archivistica in biblioteca. Nel momento in cui arrivo al comune, però, scopro che la biblioteca è chiusa e vengo spostata all’Ufficio della Pubblica Istruzione. Lì non ho praticamente fatto nessuna esperienza. Ai fini del mio corso di laurea si è rivelato inutile perché in quelle ore studiavo mentre gli impiegati lavoravano”.

“Studio Management Strategico, ma ho svolto il tirocinio durante il corso di laurea triennale in Economia e Commercio. Nei mesi di tirocinio, teoricamente, avrei dovuto affiancare il personale amministrativo nella gestione dei fondi regionali presso il liceo classico De Sanctis. Sono stato invece mandato a catalogare i libri della biblioteca all’interno dell’istituto. In definitiva, non è stato affatto utile”.

“Frequento il corso di studi in Scienze dell’Organizzazione e dell’Amministrazione. Pur afferendo al Dipartimento di Scienze Economiche e Statistiche, il mio tirocinio si è svolto presso il Dipartimento di Scienze Aziendali – Management e Innovation System. Il tirocinio prevedeva in primis la gestione della biblioteca di dipartimento, quindi deposito e prestiti, oltre all’inserimento dei tesisti in una lista per permettergli di consultare i testi. Inoltre avevo la funzione di supporto agli uffici di dipartimento, che si concretizzava nella raccolta di documenti relativi alla convalida di esami di lingua straniera, alle pratiche di inizio e fine tirocinio, a cui si accodava spesso la fastidiosa, a mio avviso, funzione di receptionist. Le mansioni che il mio tirocinio prevedeva sono state bene o male tutte adempiute, anche se non con regolarità, dato lo scarso controllo del professore responsabile. In conclusione posso dire che le 125 ore svolte mi hanno portato alla coscienza del banale programma per la gestione del prestito bibliotecario oltre ad offrirmi una bella e larga scrivania dove studiare ogni giorno”.

“Studio Lingue e Letterature Straniere e svolgo il tirocinio presso il mio Comune di residenza nell’ufficio Pubblica Istruzione e Sport. Dovrei eseguire delibere, determine, svolgere attività di front-office, partecipare ad eventi culturali, distribuire buoni-mensa… In realtà non vengo impiegata in nessuna di queste attività. Durante le ore che passo in ufficio, osservo il lavoro svolto dagli impiegati ma non mi occupo in prima persona di nessuna di queste cose. Ritengo che non sia utile per la mia carriera universitaria perché speravo di essere più coinvolta e invece finora non ho appreso molto”.

Siamo consapevoli che l’esperienza di quattro studenti non possa essere generalizzata all’intero ateneo, tantomeno all’intero sistema educativo italiano. Siamo sicuri che esistano casi in cui il tirocinio è estremamente formativo e attinente al percorso di studi, ma di fronte ai racconti di questi studenti ci sono sorti dei dubbi: chi verifica che le aziende convenzionate coi dipartimenti impieghino i tirocinanti nelle mansioni concordate? Chi tutela gli studenti da un eventuale sfruttamento e chi li ripaga del tempo perso quando il tirocinio si trasforma in 150 ore bloccati a far nulla in un ufficio? Come può l’università adempiere al suo ruolo di ponte tra studio e lavoro se la “breve ma significativa parentesi” che propone resta breve ma cessa di essere significativa? Asinu ha deciso di condurre un’inchiesta per trovare risposta a queste domande.

Annalucia Contangelo, Valentina Comiato

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