Tutta colpa dei fuori corso!

14 luglio 2012 di


Nuova puntata dell’epica “crociata” del governo tecnico contro i “fuori corso”.  Questa volta è il ministro dell’istruzione Francesco Profumo a puntare il dito contro quello che reputa un “problema culturale”. Gli studenti che completano in “ritardo” gli studi universitari rappresenterebbero un costo anche in “termini sociali”, secondo il ministro.

Tuttavia, non è la prima volta che i tecnici del governo Monti si esprimono sull’argomento.

Come non ricordare, quest’inverno, le esternazioni poco appropriate del viceministro Martone: – Chi non si laurea entro i 28 anni è uno “sfigato”. – Era il 24 gennaio. Si innescò subito la polemica. I social network contribuirono a far espandere il fenomeno degli “sfigati” a macchia d’olio.

Cinque giorni dopo, il 29 gennaio, “la Repubblica” appoggiando in pieno la linea “sobria” proposta da Monti, propose uno studio (reperibile qui) sui costi pubblici dei “laureati fuori corso”. L’autore dello studio però, per affermare che questi costi ammontavano a 12 miliardi di euro l’anno, tanto “sobrio” non doveva essere (i motivi sono spiegati qui).

Con l’avvento della primavera, anche il ministro Profumo si avvicinò per la prima volta al tema. Era un po’ “fuori corso” anche lui, ma nessuno glielo fece notare allora.  “Questo è un paese sempre in ritardo. Il baco è la scuola: è l’unico Paese al mondo dove esistono i fuori corso.”

Insomma, i fuori corso sono un problema. E in genere, di fronte ai problemi si cercano delle soluzioni. Tuttavia, dal ministro e dal governo, fino ad oggi, continuano ad arrivare solo critiche, senza che vi siano proposte concrete per arginare il fenomeno. E’ un po’ come se un medico, di fronte al problema di dover curare una malattia, desse la colpa al malato senza cercare di capire quali possano essere le cause che hanno portato il malato a contrarre la malattia.

Quali possono essere le cause che portano uno studente a finire fuori corso?

Tante. Sicuramente ci sono molte motivazioni di natura socio-economica. I costi da sostenere come studente, la qualità dei servizi non sempre all’altezza, la qualità dello studio, le scarse prospettive per il futuro, le scarse alternative (in termini formativi) alla laurea, per  citarne alcune.

Certo, esiste anche chi è fuori corso perché ha tempo da perdere, ma questo non può portare a fare di tutta l’erba un fascio.

Bisogna tenere conto anche di chi per studiare, cerca di guadagnare con il lavoro. Sugli studenti-lavoratori, Profumo dice: “Facciano una scelta, quella del part-time”. In questo modo, secondo il ministro si creerebbero “cittadini migliori in grado di gestire il proprio tempo al meglio”.

Peccato che spesso, per chi studia, quella del lavoro rappresenti una scelta “obbligata”. Tra l’altro, le occasioni di contratto part-time non piovono di certo dal cielo, e spesso gli studenti finiscono per diventare “terreno fertile” per la crescita del lavoro nero.

Tuttavia, non c’è da preoccuparsi se le cose continuano a stare così: tra qualche mese Profumo ci dirà che è solamente “tutta colpa dei fuori corso”.

Luca Mautone

*Vuoi approfondire?

  • francesco

    Ma questo idiota lo sa che noi fuori corso paghiamo le tasse più’ di quelli in corso… cercate di risolvere i problemi creati dalle riforme universitarie degli ultimi dieci anni e non fate analisi basate su cavolate!!!