Un anno senza Giulio Regeni

25 gennaio 2017 di

Ricorre oggi il primo anniversario della scomparsa di Giulio Regeni. L’Italia è pronta. A manifestare, ad attirare attenzione, a scuotere la politica e la diplomazia internazionale per cercare e conoscere la verità sui fatti verificatisi tra il 25 gennaio, giorno della scomparsa del ricercatore italiano, e il  3 febbraio, giorno del ritrovamento del corpo lungo l’Autostrada che collega Alessandria con il Cairo. Un buco nero di quasi dieci giorni in cui non si sa chi Regeni abbia incontrato, dove sia stato condotto e per quale motivo sia stato malmenato, picchiato e torturato.

Si trovava in Egitto per conseguire per il Girton College un dottorato di ricerca sui sindacati indipendenti. Aveva abbracciato il metodo scientifico per eccellenza, quello che richiede l’osservanza diretta, in prima persona, del fenomeno che si intende analizzare. Forse è stato proprio il suo atteggiamento da ricercatore a farlo cadere in qualche trappola da cui, purtroppo, non è riuscito a liberarsi in tempo. A denunciarlo alla polizia egiziana è stato infatti il capo degli ambulanti, Mohamed Abdallah, la persona con cui Regeni ha più volte avuto occasione di parlare, che, secondo quanto dichiarato pubblicamente, ai suoi occhi il ricercatore italiano appariva come una possibile spia inglese. Sebbene solo pochi giorni fa sia stato reso noto un video di una conversazione tra i due, che di fatto ha confermato la presenza delle autorità governative dietro la morte di Regeni per l’ingegno, l’astuzia e il mezzo con cui Mohamed è riuscito a filmare di nascosto il suo interlocutore (la telecamera era posizionata tra i bottoni della camicia), la polizia gli era alle calcagna molto prima.

Giulio Regeni

Vignetta di Mauro Biani

Lo rivela Repubblica attraverso un’intervista ad un amico di Giulio, il cui nome non è stato reso pubblico, che racconta non solo che nelle ore immediatamente successive al ritrovamento del corpo la Polizia abbia cercato, parlato e fatto pressione ai contatti in Egitto di Regeni per conoscere di più sulla sua vita, e quindi, come poi è accaduto, di creare depistaggi sulla sua morte, ma rivela un inquietante fatto avvenuto a dicembre durante un’assemblea dei sindacati. Durante l’incontro, infatti, mentre Giulio era intento a condurre interviste separate e approfondite, insieme all’amico riesce ad accorgersi della presenza di una ragazza intenta a fotografarlo. Un fatto che inquietò non poco i due. Dell’assemblea ne dà testimonianza lo stesso Regeni attraverso un articolo, pubblicato da il Manifesto, in cui sono riportati i fatti di quel giorno, e nel testo piuttosto lungo, quasi distrattamente, descrive l’Egitto del’ex generale al-Sisi posizionato in un contesto “autoritario e repressivo”.

Non sappiamo cosa il ricercatore italiano abbia fatto o detto per suscitare così tanta preoccupazione e paura, probabilmente non immaginava quanto potesse essere repressivo quel regime o quanto la polizia si sarebbe potuta esporre. Così come probabilmente non immaginava che la sua morte sarebbe avvenuta in un limbo di menzogne, oscurità e domande di cui si cerca ancora risposta. L’hashtag #veritàpergiulioregeni nelle ore immediatamente successive alla sua scomparsa era nato come #whereisgiulio, diffuso sui social dopo la denuncia su facebook dell’amica e studentessa Noura Wahby. La famiglia di Giulio Regeni quest’oggi ha parlato di “male del mondo”, emerso dalle contraddizioni e dalle omissioni di verità che l’Egitto imperterrito continua a formulare per contaminare l’indagine, lo stesso male che forse ha conosciuto anche il nostro connazionale quando da ricercatore e ospite è stato trattato e trattenuto come una persona pericolosa di cui liberarsi. Da un anno si brancola nel buio per cercare uno spiraglio di luce e verità. Giustizia per chi, tra le tante opportunità, ha scelto di cogliere quella di ascoltare e di descrivere i bisogni, le necessità e la volontà di cambiamento di una parte della società egiziana che tuttora prova a rivendicare la sua autonomia e libertà.

Numerose manifestazioni sono previste per oggi, in molte città italiane, dove dalle 19:41, l’ora della scomparsa di Regeni, tanti cittadini si riverseranno nelle piazze per invocare il diritto alla giustizia e alla verità. Speriamo solo che la mobilitazione di oggi non sia soltanto un momento isolato, ma un impegno costante e duraturo delle istituzioni nazionali.

Antonella Tanya Maiorino