La voce che cerca ascolto degli addetti alle pulizie dell’Unisa   

24 marzo 2017 di

Santa Sede. Sulla scrivania, nello studio, migliaia di missive giacciono pretendendo l’attenzione del Pontefice, ma due in particolare, più di quelle accorate a firma di qualche infermo che reclami una mano semi-divina, strepitano per esser strappate e infine lette. Una sopporta sul dorso della busta l’indirizzo dell’Università degli Studi di Salerno e a destra, stampato a pie’ pagina, l’agile scarabocchio che rimanda al nome di “Aurelio Tommasetti”, rettore del suddetto ateneo. L’altra è invece adorna del medesimo indirizzo ma di sottoscrizione collettiva. La pagina riporta “gli addetti alle pulizie dell’Università”.

Si riuscisse a muovere qualche passo tra le sacre mura che ospitano il corpo del servo di Dio, si potrebbe tentare di analizzare il contenuto delle due corrispondenze, ma purtroppo ciò non è concesso. Non resta che lavorare di immaginazione, facendo tesoro delle informazioni che la stampa ha deciso di render manifeste. Ormai noto (amaramente?) risulta il contenuto della prima missiva, ovvero il conferimento di una laurea ad honoris causa in medicina al Santo Padre quale “medico delle anime”. Si può allora solo immaginare, per quanto appaia più che verosimile, il sorriso che il segretario del Pontefice, Fabián Pedacchio Leaniz, deve aver prodotto arricciando le estremità della bocca e scuotendo la testa come a simulare un “no, no”, mentre pregava il collaboratore più vicino di redigere un cordiale ma fermo dissenso alla proposta in quanto <<il Papa non accetta mai onorificenze>>.

L’altro documento, il secondo, sembra di gran lunga più assennato. È infatti, alla maniera in cui si legge dalla succitata firma, un appello a opera dei responsabili alle pulizie dentro i luoghi universitari, la cui tragica vicenda dei salari più che dimezzati si perpetua ormai pressoché da un anno. Si riproduca pure la dichiarazione che osservano gli occhi di Leaniz e i segni grafici con cui questa è disegnata dalla sua mente. “Esiste – afferma il documento – all’interno dell’ateneo, un’altra politica, una “politica invisibile” che rende tali tante persone che lavorano e vivono di lavoro […] Siamo quella componente invisibile che permette al rettore Tommasetti, e a quanti occupano posti di prestigio, di fare bella figura, […] ma di noi nessuno ha cura. […] Chi siamo? Gli addetti alle pulizie del campus, la cui voce è sempre debole, impercettibile.” Centocinquanta persone, “in maggioranza donne, mamme”, costrette a sopravvivere “con 350 euro al mese”. Similmente, gli stessi operai, avevano rilasciato dichiarazioni simili proprio ad Asinupress. Una spia di parole inascoltate che premono per esserlo da chi, proprio una Parola (certo, maiuscola nel principio) la professa. Perché Papa Francesco? Il suo pare un appello alla lotta. “Ecco cosa rappresenta questa nostra lettera. – si legge ancora nella stessa- Un semplice simbolo di lotta, perché siamo divenuti più poveri, perché avevamo un straccio di lavoro. Ora ci è rimasto solo lo straccio, uno straccio che rimuove lo sporco dalle cose, ma che non pulisce le nostre anime.”.

Come agiscono, invece, gli altri poteri il cui compito, non più divino bensì socialmente terreno, dovrebbe essere utile da orecchio oltre che da mano che porge una tessera? Al convegno disposto dalla CGIL sulle società partecipate, che ha avuto luogo al Salone dei Marmi del Comune di Salerno il 21 marzo, l’addetta alle pulizie Rosa Vaccaro ha tenuto una proclamazione più che appassionata. “Occorre – hanno potuto ascoltare gli astanti-  definire una soglia perentoria di ribasso possibile anche per le gare aggiudicate secondo la cosiddetta “offerta economicamente più vantaggiosa” al fine di evitare mostruosi affidamenti quale quello che nel luglio scorso si è verificato per l’importante appalto per il servizio di pulizie dell’Università degli Studi di Salerno”, e ancora “Mi vergogno solo a pensare che un’organizzazione sindacale possa considerare questi accordi migliorativi e non lottare per recuperare la dignità dei lavoratori che rappresenta.”.

A che serve una voce che resti inascoltata? Questa ricerca da tempo un ascolto sincero, non più sibillino e opportunista; “Università” deve poter rimandare a “trasparenza”. Per ancora servirsi la straordinaria chiosa della Vaccaro: << L’università, il luogo nella cultura e della legalità, non può continuare a permettere un simile scempio.>>.

Antonio Iannone