Youth: La Giovinezza secondo Sorrentino

28 febbraio 2016 di

L’incanto di certi film consiste nell’interrompere il flusso della vita. Entri in sala e non c’è più la pioggia, il rumore dei clacson, il vociare della gente. C’è una sospensione del mondo e si entra in una realtà parallela, più vivida, più lenta, più significativa. È la realtà del cinema, che ci permette di fermarci a guardare la vita con occhi inediti, da un’angolatura diversa.

È così che il rumore di una carta stropicciata di caramella si trasforma nel ricordo nostalgico di un anziano direttore d’orchestra (Michael Caine), che sta trascorrendo una vacanza in un lussuoso resort in Svizzera, in compagnia di un suo vecchio amico (Harvey Keitel), un regista intento a completare la sceneggiatura della sua opera testamento. Tra bagni, massaggi, fanghi e lunghe passeggiate, i due parlano delle cose belle e ricordano il passato, rievocando con esso, inevitabilmente, il fantasma della giovinezza.

Quest’ultima altro non è che un ideale che appartiene a tutti, l’ideale della purezza, della speranza, della possibilità, rappresenta la condizione di chi non è stato ancora toccato né bruciato dalla vita, l’inizio, l’avere tutto davanti e il non pensarci.

Ma la giovinezza è anche un ricordo, talvolta un rimpianto. È la somma di tutto quello che si è stati in grado di fare nell’arco di una vita intera e che non basta mai. La giovinezza è un Maradona stanco e affaticato, un relitto umano appesantito dalla sua stessa leggenda. La giovinezza è un attore trentenne (Paul Dano) ricco di talento, ma già smarrito, incastrato in un ruolo, prosciugato di stimoli.

Il film di Sorrentino non fa altro che interrogarsi sul tempo che passa, sulle occasioni mancate, su quello che rimane, mentre la fine rosicchia i giorni, portando via con sé la giovinezza, che, come tutte le cose belle, può essere veramente apprezzata solo quando non c’è più. Sorrentino ha uno stile di regia che tiene vivo l’incanto. Esci dalla sala e sei in una bolla, una bolla di ricordi e di futuro, che ti fa compagnia per un po’ finché pian piano il mondo la rompe e torna la pioggia, insieme al rumore dei clacson e al vociare della gente. Ma non importa perché “La giovinezza” ce l’hai ancora negli occhi.

                                                                                                                      Camilla Di Spirito